Pianeta carcere, tra disagio e follia

La situazione limite di Sollicciano e l’emergenza dei malati psichici

La civiltà di un Paese si misura dalle condizioni delle sue carceri (Voltaire)

La situazione carceraria in Italia è spesso insostenibile
La situazione carceraria in Italia è spesso insostenibile

Firenze, 7 febbraio 2024 – Sono le strutture, in alcuni casi non adeguate perché obsolete e fatiscenti, e l’aumento vertiginoso delle patologie psichiatriche tra i detenuti i maggiori problemi che affliggono il pianeta carcere dopo che, il ricorso alle misure alternative (detenzione domiciliare, affidamento in prova, semilibertà) ha parzialmente risolto gli annosi problemi di sovraffollamento patiti in passato dal sistema penitenziario.

La nuova emergenza è la folIia reclusa: in Toscana si stima che il 49% dei detenuti sia affetto da patologie psichiatriche, i medicinali della famiglia delle benzodiazepine sono quelli maggiormente somministrati dietro le sbarre (53%) e i numeri di suicidi, tentativi di suicidio, atti di autolesionismo e aggressioni raccontano più di ogni parola il disagio e provocano conflittualità all’interno.

Un fenomeno amplificato dai numeri delle liste di attesa: 675 persone in Italia (76 solo in Toscana) in attesa di un ricovero presso una Rems o una struttura intermedia di diagnosi e cura. Di questi 42 (3 in Toscana), sono detenuti illegalmente. Perché gli autori di reato, ritenuti incapaci di intendere e di volere, anche se socialmente pericolosi, non potrebbero essere ristretti in carcere. Pena, come già accaduto, la condanna da parte della Corte Edu. Secondo gli esperti la mancanza di un numero adeguato di Rems sul territorio è uno dei problemi, l’altro è la mancanza di soluzioni alternative o il ricorso massiccio alla Rems da parte della magistratura cosicché l’internamento non sia più considerato - come previsto - l’extrema ratio.

SOLLICCIANO, IL CARCERE “DISUMANO”

Il caldo che soffoca d’estate, il freddo in inverno, le infiltrazioni d’acqua quando piove, topi e cimici che ’mordono’ i detenuti, come raccontano gli insetti schiacciati sui muri, quelli conservati nei barattoli e le punture sui corpi dei detenuti, celle in molti casi senza docce. E poi sporcizia, umidità e stanze che, in alcuni casi, sono sotto la soglia di grandezza minima stabilita dalla Corte europea per i diritti umani. E poi manca il lavoro, così che il tempo diventa lo spazio dell’ozio senza un futuro fuori dalle sbarre e possibilità di reale reinserimento.

Dopo la levata di scudi di un anno fa da parte della magistratura il carcere fiorentino di Sollicciano continua ad essere un luogo degradato, per ammissione della stessa direttrice Antonella Tuoni. E se a livello toscano non c’è una situazione di sovraffollamento tale da creare allarme (3139 posti regolamentari, presenti 2990), fatta eccezione per i casi di Pisa (128/100) e San Gimignano (132/100), “le condizioni di vita all’interno degli istituti sono comunque stabilmente negative”.

Antonella Tuoni direttrice del carcere di Sollicciano
Antonella Tuoni direttrice del carcere di Sollicciano

Il presidente della Corte d’appello Riccardo Nencini e il procuratore generale Ettore Squillace Greco non fanno sconti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Riprendendo la relazione del presidente del tribunale di sorveglianza, Marcello Bortolato che parla di “perdurante gravissima situazione ‘strutturale’ del carcere cittadino di Firenze Sollicciano, aggravatasi nell’ultimo anno a causa del peggioramento della situazione igienico-ambientale”. Secondo Bortolato “in molti reparti (del giudiziario e del penale) si è potuta direttamente constatare la presenza sia di insetti (‘cimici’) sui muri sia dei loro preoccupanti effetti sui corpi di alcuni detenuti che hanno mostrato tracce di morsicatura e puntura. Le condizioni igieniche dei reparti visitati lasciano effettivamente molto a desiderare e pur consapevole dell’endemicità del fenomeno – scrive – si rende necessario operare interventi di risanamento radicali. Tale condizione rende la detenzione nel carcere cittadino particolarmente gravosa se non, in casi sempre più frequenti, contraria ai principi di umanità della pena”.

Per il presidente della Sorveglianza «non si può tralasciare che la condizione di grave disagio della vita detentiva (anche e soprattutto sotto il profilo della salute psichica) che incide, altresì, oggi come ieri, sulla sicurezza interna degli istituti. Il disagio tende a moltiplicare le situazioni di quotidiana conflittualità come dimostrato in primo luogo dal numero dei suicidi e dei tentati suicidi”.

FOCUS: GLI EVENTI CRITICI IN TOSCANA

  • 6 suicidi (2 nel periodo precedente: 4 a Sollicciano, 1 a Prato e 1 a San Gimignano
  • 131 tentati suicidi (128) di cui 44 a Sollicciano, 31 a Pisa, 21 a Livorno, 15 a Lucca, 13 a Prato, 3 a Grosseto, 2 a Pistoia e 2 a Porto Azzurro;
  • 135 atti di autolesionismo (941), dei quali il numero più alto a Sollicciano 44 e, a seguire, Pisa 31, Livorno 21 e Lucca (15)
  • 124 atti di aggressione al personale di Polizia penitenziaria di cui 50 a Sollicciano e 22 a Pisa;
  • 11 evasioni da permesso premio (a fronte di 8 evasioni da permesso nel precedente periodo) di detenuti di pressoché tutti gli istituti toscani;
  • 1 evasione da reparto ospedaliero;
  • 356 scioperi della fame (di cui 128 nel solo carcere di Sollicciano);
  • 610 atti di danneggiamento beni dell’amministrazione (625) di cui 245 a Sollicciano, 123 a Pisa, 94 a Prato e 74 a Livorno.

FOCUS: I LAVORI IN CORSO A FIRENZE

Sono in corso lavori per circa 11 milioni di euro, già appaltati, tra cui anche il ripristino della videosorveglianza interna, indispensabile per consentire la piena applicazione nel carcere di Sollicciano della nuova circolare sulla “media sicurezza”. Alcuni lavori sono a buon punto, altri subiscono consistenti rallentamenti.

Un penitenziario
Un penitenziario

CONDIZIONI DEGRADANTI: PENA RIDOTTA

Una situazione talmente compromessa quella di Sollicciano da aver indotto nel settembre 2023 il giudice di Sorveglianza di Firenze a concedere 312 giorni di pena ridotta e 72 euro di ristoro ad un detenuto per aver subito "una detenzione in violazione dell’articolo 3 Cedu (che proibisce la tortura e il trattamento disumano o degradante, ndr).

Si tratta, per attualizzare la questione, dello stesso articolo di legge invocato per Ilaria Salis durante la detenzione nelle carceri ungheresi. "Si ritiene che in tale periodo il detenuto - scrive il magistrato di Sorveglianza del tribunale di Firenze - sia stato sottoposto ad una prova d’intensità che eccede l’inevitabile livello di sofferenza inerente la detenzione, essendosi alla mancanza di spazio nelle camere detentive aggiunti gli ulteriori elementi negativi tanto da integrare la soglia del trattamento degradante e inumano”. Il giudice si è basato, oltre che sul ricorso secondo cui in alcuni periodi non era stata rispettata la soglia dei 4 metri quadrati, sull’accesso diretto dei magistrati in carcere e sulla relazione dell’Asl Toscana Centro che ha sollecitato interventi urgenti per le problematiche igienico-manutentive.

FOCUS: A FIRENZE LA PERCENTUALE PIÙ ALTA IN ITALIA DI DETENUTI STRANIERI

In Toscana i detenuti stranieri sono 1312 stranieri, quasi uno su due: pari al 43,8 % (47,26 % nel 2022). Il gruppo più rappresentato è il Marocco e, a seguire, Romania, Tunisia e Albania. I detenuti stranieri a Sollicciano sono 302, il 63,8 %, più del doppio della media italiana (31,27%). A Pisa (143) pari al 54,5% (58,27% prec.) e a Prato (232), pari al 47%

Un'immagine dell'esterno del carcere di Sollicciano a Firenze
Un'immagine dell'esterno del carcere di Sollicciano a Firenze

LE PAROLE DEL GARANTE, GIUSEPPE FANFANI

Questa l’intervista realizzata nelle scorse settimane al garante del detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani.

Giuseppe Fanfani è il Garante dei detenuti della Toscana
Giuseppe Fanfani è il Garante dei detenuti della Toscana

“Sollicciano andrebbe demolito: è un bell’esempio architettonico e stilistico ma non ha niente del carcere moderno dove il detenuto deve essere trattato con umanità e trovare le strade della redenzione sociale”.

A Sollicciano si registrano suicidi, tentativi e atti di autolesionismo…

“C’è malessere, quando entro sento un senso di alienazione che non provo da altre parti. E gli atti di autolesionismo che vengono registrati come tali sono meno della situazione reale. Ho visto uomini che hanno incisi sulle braccia gli anni della detenzione”.

Sono sempre più numerosi i detenuti che soffrono di patologie psichiche. A cosa è dovuto?

“E’ un fenomeno che sta esplodendo ovunque: dipende dalla fragilità, dall’ambiente che trovano, dalla solidarietà. Per questo nelle strutture piccole i suicidi non ci sono e si prevengono meglio gli atti di autolesionismo. Ci sono strutture dove se uno non è matto, ci diventa, e poi molti scontano un profondo senso dell’abbandono. A Sollicciano ci sono solo una manciata di educatori e poche ore disponibili con psichiatri e psicologi. Non si possono costruire percorsi duraturi, se gli va bene parlano con il medico a ogni spuntar di luna e vengono riempiti di medicine. Manca il personale per supplire alla fragilità psichica dei detenuti".

Su quasi 3mila detenuti in Toscana appena 212 lavorano all’esterno e un migliaio alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria. La mancanza di lavoro non aiuta.

"Se a un detenuto lo fai stare 4-5 anni in carcere senza fare niente, quando è fuori è messo peggio di prima. Se non gli cambi i riferimenti sociali ritrova esattamente quelli che aveva prima e torna a delinquere. E’ un difetto generalizzato del sistema al quale fa da scudo tutto il sistema del volontariato. Dietro le sbarre si lavora solo per le pulizie, in cucina e nelle riparazioni, e mica tutti. Fuori invece il presupposto è trovare un’ambiente che ti accolga, che ti dia lavoro e ti reinserisca ma è difficile. E’ l’offesa maggiore alla Costituzione”.

Rems, la lista di attesa è di 70 persone. Alcuni sono in cella in attesa di un posto...

"Se uno ammazza una persona ed è matto lo metti in carcere fino a quando non trovi posto nella Rems perchè il sistema sociale esterno al carcere è inaccogliente. Le persone con problemi psichici andrebbero curate in ambienti di tutela se sono pericolose per mettere in sicurezza i cittadini, altrimenti accade quello che è successo recentemente proprio in Toscana, o in strutture intermedie che sono le strutture psichiatriche territoriali”.

FOCUS: LE CASE PER LA SEMILIBERTÀ

Dice il presidente della Sorveglianza: “Si auspica la realizzazione di quelle ‘Case per la semilibertà’ che, pur previste dalla normativa vigente (art. 101 co. 8 Reg), non sono mai state realizzate in Italia e di cui la Toscana potrebbe rappresentare il primo esperimento”.

LA FOLLIA RECLUSA

Gli ospedali giudiziari e i manicomi sono superati. Lo dicono due distinte leggi. Ma qual è la realtà? A vedere i numeri non si direbbe, visto che nel 2021 oltre il 49% dei detenuti in Toscana era affetto da disturbi psichici, secondo quanto emerge dal Rapporto di ricerca promosso in collaborazione tra l’Ufficio del Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale ed il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Firenze “Psichiatria, carcere, misure di sicurezza”.

Questo vuol dire che su 3mila detenuti, ce ne erano 1.470 con problemi di salute mentale. Tra questi, qualcuno che non doveva trovarsi lì. Il disagio psichico infatti, che sia precedente alla pena o posteriore, non sempre è compatibile con la reclusione. Lo dice l'articolo 148 del codice penale, che però non è stato aggiornato, visto che rimanda questi soggetti in strutture che ormai non esistono più (gli Opg ad esempio). Dove dovrebbero stare allora? Gli Accordi Stato-regioni avevano indicato le Atsm (Articolazioni per la tutela della salute mentale): presenti in 33 istituti su 190, tra cui il carcere di Sollicciano a Firenze. Ma la Corte Costituzionale, nel 2019, ha stabilito che quando la patologia mentale non è curabile all'interno del carcere, il detenuto deve uscire e deve essere preso in carico a livello territoriale. A questi soggetti, come nel caso dell'infermità fisica, si apre la possibilità di una misura alternativa, come la detenzione domiciliare cosiddetta "umanitaria". Eppure, come emerge dal Rapporto, non ci sarebbero specifici protocolli per questi casi. Così come non sembra esserci un coordinamento sull'iter da seguire nel caso in cui un soggetto rimanga illegittimamente in carcere, in attesa di entrare in Rems.

FOCUS: COSA SONO LE REMS

Le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sono previste dalla legge 81/2014 per accogliere le persone affette da disturbi mentali, autrici di reati, a cui viene applicata dalla magistratura la misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o l'assegnazione a casa di cura e custodia. Le REMS hanno sostituito gli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) aboliti nel 2013 e chiusi definitivamente il 31 marzo 2015.

La Rems di Volterra
La Rems di Volterra

LA RIVOLUZIONE: ABOLITI GLI OPG

Le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza prendono il posto degli Opg nel 2014 (in pratica l'ultimo Opg è stato chiuso nel 2017), ma sono a completa gestione sanitaria e, per questo di competenza delle Regioni. Sono state concepite come l'extrema ratio, l'ultima spiaggia per intendersi: all'interno di una Rems dovrebbero andarci i casi più gravi, soggetti pericolosi per cui altre misure non avrebbero efficacia. Ecco perché la capienza massima è di 20 posti, per evitare appunto di ricadere in vecchi errori. Ma il sistema ha delle criticità.

Il primo cortocircuito è a monte, sul conflitto della definizione stessa di "psichiatrico". Da una ricerca condotta dalla Società della Ragione sulla salute mentale nel carcere di Sollicciano, emerge come l'amministrazione penitenziaria “demandi una maggiore psichiatrizzazione di ogni forma di comportamento oppositivo o di difficile gestione". A complicare ulteriormente poi, c'è l'uso spropositato dell’internamento in queste strutture per le misure provvisorie. Al 31 marzo 2023, nelle 31 Rems presenti in Italia, si contavano 580 soggetti: 309 con misura definitiva, 249 con misura provvisoria e 22 erano i casi di sospensione o di trasformazione della misura detentiva. Appare evidente, quindi, che per mancanza di soluzioni alternative, siano stati indirizzati nelle Rems anche soggetti che potevano essere destinati altrove.

Ma non è finita qui. Il ricovero in Rems non può essere per sempre, esso dovrebbe essere mirato alla riabilitazione, alla cura e quindi al reinserimento. Per ogni soggetto, infatti, dovrebbe essere costruito un progetto terapeutico riabilitativo individuale, eppure - stando al Rapporto - su 331 soggetti (con misura definitiva o sospesa) in Rems, solo il 46% lo ha. Difficile prevedere una fine del ricovero senza un piano terapeutico. A Volterra, sono previsti i piani di riabilitazione, ma non sono presenti nei fascicoli in carico all'Ufficio di sorveglianza, ovvero l'ufficio al quale spetta la decisione di revocare o prorogare la misura.

Tutto questo spiegherebbe, ma solo in parte, le lunghissime liste d’attesa. Nel 2023 c'erano 675 persone in attesa di un ingresso a livello nazionale e di queste 42 erano recluse in carcere senza titolo detentivo. A livello regionale, invece, erano 76 (39 con misura provvisoria e 34 definitiva), 3 con misura provvisoria si trovavano dietro le sbarre a Sollicciano, Prato e Livorno. Nel 2022 erano 11 le persone recluse illegittimamente in Toscana (mentre 21 erano in strutture residenziali non detentive, 31 erano in libertà e 6 irreperibili).

FOCUS: LA SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA

La Corte dei Diritti dell’uomo con la sentenza 24 gennaio 2022 ha condannato l’Italia a risarcire una persona detenuta in carcere in attesa della liberazione di un posto in Rems, per illegittima detenzione ai sensi dell’art. 5 della Convenzione e trattamento inumano e degradante, ai sensi dell’art. 3.

FRANCO CORLEONE, DAGLI OPG ALLE REMS

Franco Corleone è stato Deputato nell’VIII e nella IX Legislatura, membro della Commissione Giustizia si è impegnato nel dibattito per l’approvazione della Legge Gozzini sull’Ordinamento Penitenziario e per la Legge sulla dissociazione dal terrorismo. Eletto senatore è stato componente della Commissione giustizia e della commissione Sanità. Dopo l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari è stato nominato Commissario per le procedure necessarie al superamento degli Opg e al completamento delle Rems.

Il garante dei detenuti Franco Corleone
Il garante dei detenuti Franco Corleone

A dieci anni di distanza la rivoluzione delle Rems ha funzionato?

“Complessivamente sì. E’ stata un’esperienza molto significativa. Pensi che per realizzare la legge 180, nel nome di Franco Basaglia, ci sono voluti vent’anni. La rivoluzione degli Opg aveva numeri molto più piccoli ma è stata un’impresa esaltante”.

Eppure nel tempo sono montate le polemiche…

“E’ impensabile non ci fossero difficoltà in una riforma così difficile”.

Dieci anni dopo molte Rems sono andate a regime, ma tante le persone in lista d’attesa…

“La misura viene convertita in libertà vigilata o in strutture psichiatriche, non è che sono persone in mezzo alla strada. Si sta facendo demagogia”.

Ma perché si creano le ‘code’?

“Si è allargata la platea dei prosciolti destinati alla Rems: sono aumentati perché forse i magistrati hanno pensato che una struttura sanitaria erano meno ignobile degli Opg e hanno allargato i rubinetti delle misure provvisorie”.

E invece non andrebbe fatto?

“Ci sono alcuni capisaldi: uno è il numero chiuso che è essenziale dal punto di vista terapeutico, oltre alla territorialità e al rifiuto della contenzione.

Ma ci sono detenuti in carcere in attesa della Rems…

“E’ una questione che ho contestato sin dall’inizio: nessuno è in carcere senza titolo ma in attesa della Rems. In realtà sono persone entrate in carcere a pieno titolo. A un certo punto il magistrato, attraverso una perizia li ha ritenuti seminfermi, facendoli diventare da detenuti a titolari della possibilità di andare nella Rems. Io sostengo che prima di fare questa misura dovrebbero assicurarsi che ci sia la condizione senza fare misure avventate. Indubbiamente anche la questione della imputabilità è un terno al lotto. Chi ha ammazzato Giulia Cecchettin, tanto per fare un esempio, chiederà la seminfermità e penso che non verrà concessa, giustamente dal mio punto di vista. Ma in altri casi viene data”.

Spesso il collocamento in una Rems viene disposto a fronte del giudizio di pericolosità sociale…

“Se c’è la pericolosità sociale e bisogna capire di che tipo può essere affrontate in una struttura di libertà vigilata o è necessaria la Rems? Bisogna che prima ci sia un confronto tra il magistrato, le Asl e i responsabili delle Rems per trovare una soluzione. Io avevo suggerito che ci fosse sempre un posto libero per le emergenze”.

Polemica esagerata?

"Prima c’erano gli Opg che erano carceri travestiti da ospedali ma non c’era tutto questo scandalo che c’è adesso per poche decine di persone”.

Perché c’è maggiore sensibilità rispetto al tema della detenzione?

“Adesso sono tutti contro il carcere che però in realtà è strapieno e sovraffollato. Si usa strumentalmente questa cosa per una nostalgia di un manicomio. E si utilizzano anche delle contraddizioni che ci sono. Dall’inizio dissi che questa rivoluzione aveva bisogno di una riforma. Ma anche dopo la riforma della Corte costituzionale, era stato invitato il Parlamento a intervenire per creare un quadro normativo coerente. E’ stato inascoltato".

Sono aumentate le patologie?

"E’ aumentato il ricorso di questo strumento. Il magistrato si sente più tranquillo perché c’è una struttura sanitaria e non l’orrendo Opg. Quando si sono chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari erano 900 internati. Adesso se contiamo i presenti nelle Rems, le liste d’attesa sono il doppio o il triplo dei soggetti. C’è qualcosa che non va. Dati che dovrebbero far riflettere”.

Ma le carceri sono in difficoltà per la gestione dei detenuti con problemi psichiatrici…

“Perché non c’è più la valvola di sfogo dell’Opg. Quando c’era qualche detenuto problematico veniva inviato in osservazione all’Opg e li restava, se veniva ritenuto non dimissibile. Adesso questo non c’è più e la difficoltà del carcere è anche quella di gestire persone con disturbi di personalità e di comportamento. Non ci sono però numeri grandi di psicosi, vere e proprie. Dinanzi a questo il carcere non sa cosa fare. Dovrebbe essere presente in forze il Dipartimento di salute mentale per affrontare dentro o fuori la situazione. Sono d’accordo che certe persone non devono stare in carcere: la sentenza della Corte costituzionale ha equiparato la situazione di malattia mentale alle patologie del corpo ma non è applicata”.

LE REMS IN TOSCANA

In Italia sono 31, in Toscana sono due. Si tratta di Volterra che, in base ad un accordo con la Regione Umbria deve ospitare anche gli autori di reati di quel Distretto di Corte d’appello, ha una capienza di 30 persone, 40 una volta attuati i lavori di ampliamento in programma; ed Empoli, che attualmente ha una capienza di 9 posti, ma diventeranno 20 una volta finiti i lavori in corso.

A Volterra la maggior parte sono giovani, tra i 25 e i 34 anni, ma anche tanti ultracinquantenni; perlopiù italiani, con un livello di istruzione estremamente basso e quasi tutti inoccupati o disoccupati al momento dell'ingresso. La maggioranza ha un disturbo schizofrenico e psicotico, ma c'è anche chi soffre di disturbi dell'umore e della personalità. Sono lì per aver commesso perlopiù omicidi o aggressioni, persecuzioni, violenze sessuali, ma anche rapine e furti.

LA LIBERTÀ VIGILATA TERAPEUTICA

Un'alternativa alla Rems, o meglio prima della Rems, è la libertà vigilata terapeutica. Misura applicabile anche ai soggetti non imputabili, il cui utilizzo è sicuramente cresciuto negli ultimi anni, ma non senza difficoltà. Nel 2022 in Toscana risultavano disposti 161 provvedimenti di libertà vigilata terapeutica, quasi tutti nei confronti di soggetti incapaci di intendere e di volere. Nonostante questo solo il 40% risultava seguito da un amministratore di sostegno, un tutore o un curatore. Nella maggior parte dei casi queste persone sono ricoverate in una struttura, altre invece sono in casa. Anche se, come stabilito dalla Corte di Cassazione, non si sta parlando di una misura detentiva, la loro libertà personale è comunque limitata: chi si trova in una struttura, per esempio, non può allontanarsi senza un permesso.

Come per le Rems, anche in questo caso svolge un ruolo fondamentale il progetto terapeutico riabilitativo (Ptri), sia perché il fine ultimo è, dovrebbe essere, il reinserimento e sia perché banalmente la revoca o la proroga della misura si basa sull'andamento del percorso. Eppure, ecco di nuovo lo stesso paradosso: dal Rapporto emerge che su 161 fascicoli il Ptri risulta solo in 3.

Questo cosa ci dice? Che più che la cura del soggetto e la sua riabilitazione, al centro del sistema intero c'è principalmente il controllo sociale e il contenimento del pericolo. Anche se a volte qualcosa sfugge a questo controllo, come alcuni casi di cronaca, anche recenti, hanno dimostrato.

FOCUS: IL SUPERAMENTO DI MANICOMI E OSPEDALI PSICHIATRICI

Franco Basaglia, inventore della psichiatria moderna
Franco Basaglia, inventore della psichiatria moderna

La cultura psichiatrica italiana ha espresso un approccio alternativo all’internamento. E’ la rivoluzione voluta da Franco Basaglia, che ha rinvenuto proprio nel muro, materiale e culturale, dell’istituzione totale la frontiera che definisce e separa la normalità dall’anormalità. Il cambiamento culturale suscitato dall’opera di Basaglia ha portato alla chiusura dei manicomi civili, appunto con la Legge Basaglia (180/1978, poi inserita nella Legge 833/1978 sul Servizio Sanitario Nazionale). Come una sua propaggine, la riforma per il superamento degli OPG (Leggi 9/2012 e 81/2014) ha portato alla chiusura dei manicomi criminali terminata nel 2017 con l’uscita dell’ultimo detenuto da Barcellona Pozzo di Gotto.

I CASI DI CRONACA: INTERNATI E LIBERI

Luigi Chiatti è internato da 9 anni nella Rems di Cagliari in Sardegna, dopo aver scontato la pena, e sottoposto ogni 3-4 anni alla valutazione sulla pericolosità sociale da parte del giudice di sorveglianza della cittadina sarda. L’uomo, oggi 55enne, che si definì il ‘Mostro’ fu ritenuto seminfermo di mente in Corte d’appello e condannato a trent’anni di carcere (poi scontati per l’applicazione dell’indulto) per gli omicidi dei piccoli Simone Allegretti di 4 anni e Lorenzo Paolucci di 13, avvenuti a Foligno tra il ’92 e il ’93. Si trattò di una delle pagine più nere della storia criminale italiana. Una volta espiata la pena al carcere di Prato l’amministrazione penitenziaria decise l’internamento in una Rems (ormai nel 2015 gli Opg erano stati superati) come previsto dalla sentenza che disponeva il ricovero in una struttura per almeno tre anni.

Luigi Chiatti,  il «mostro di Foligno»
Luigi Chiatti, il «mostro di Foligno»

Tra i casi recenti più emblematici c'è quello di Gianluca Paul Seung, accusato dell'omicidio di Barbara Capovani, la psichiatra di Pisa uccisa ad aprile 2023. Seung, unico indiziato, era già noto alle forze dell'ordine e agli psichiatri del territorio. In carico al servizio psichiatrico territoriale fin dalla sua adolescenza, ad un certo punto ha iniziato a rifiutare le cure e ad accanirsi nei confronti degli specialisti. Con il tempo ha collezionato fogli di via in varie città toscane, puntualmente violati così come la misura dei domiciliari. Prima di essere arrestato aveva già alle spalle aggressioni ai danni di medici e nei confronti di una guardia giurata. Una scheggia impazzita e forse sottovalutata. Per tanto tempo privo di un amministratore di sostegno, dopo che in diversi hanno rifiutato il ruolo.

Gianluca Paul Seung
Gianluca Paul Seung

Da una perizia psichiatrica effettuata nel processo per le lesioni al vigilante, Seung viene ritenuto "incapace di intendere e di volere", quindi non imputabile. In passato altre perizie non avevano escluso del tutto l'incapacità. Sulla base dell'ultima perizia viene prosciolto a maggio 2022 dal tribunale di Lucca, ma viene disposta una misura di sicurezza: libertà vigilata e ricovero in una struttura specifica, alla luce della sua elevata pericolosità sociale. La misura, però, non trova esecuzione. Secondo il tribunale di sorveglianza perché non era stata richiesta l'immediata eseguibilità. C'è di più: dopo l'estate i giudici lucchesi si pronunciano altre due volte su Seung (all'interno di altri due procedimenti) quindi arrivano a Pisa altre due richieste di accertamento della pericolosità sociale per la libertà vigilata. Queste, invece di accelerare l'esecuzione e sottolinearne l'emergenza, finiscono per dilatare ulteriormente i tempi e alimentare il carico di lavoro. I procedimenti vengono riuniti solo a febbraio 2023 e l'udienza fissata il 17 maggio. Un anno dopo la prima richiesta, durante il quale Seung ha continuato a muoversi in autonomia. Fino al fermo per l'omicidio di Capovani. Oggi Seung, ritenuto pericoloso e con un grave disturbo di personalità ma imputabile, si trova in carcere con l'accusa di omicidio volontario. Il processo in Corte d'assise a Pisa è iniziato a dicembre scorso.