Isola del Giglio (Grosseto), 11 gennaio 2022 - "La risposta della popolazione gigliese è stata eroica. Ha mostrato tutta la generosità e la bontà del popolo italiano. I gigliesi sono stati straordinari, hanno aperto le loro case, le loro attività economiche e si sono messi a disposizione, con semplicità. Un vero esempio per tutti. Ma la tragica vicenda della Costa Concordia, con i suoi lutti che ancora piangiamo, è anche una storia di riscatto di un’Italia capace di rispondere a una emergenza complessa e di fare una cosa unica al mondo come recuperare la nave così grande senza creare un disastro ambientale". Fabrizio Curcio, oggi capo del Dipartimento della Protezione Civile, era in prima linea quel 13 gennaio del 2012 quando il gigante si schiantò contro la costa dell’isola del Giglio: era responsabile delle emergenze.

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Ingegner Curcio, fu subito chiara la portata dell’incidente?
"Non subito. La prima notizia era che c’era una nave da crociera e non rispondeva. Decisi subito di andare in sala operativa. Si capì presto che la nave non aveva più controllo, che era finita sugli scogli nei pressi di Giglio Porto. Poi arrivarono le prime immagini dei passeggeri sulle banchine del porto. E capimmo. A livello territoriale la risposta è stata pronta. Il primo soccorso previde l’intervento di Capitaneria di porto e vigili del fuoco e di tutte le forze di soccorso che erano in zona, noi prendemmo la gestione con la dichiarazione di stato di emergenza, alcuni giorni dopo".
Quali sono gli insegnamenti di questa vicenda?
"Sono molteplici. Quello del 2012 era un momento particolare per il sistema della Protezione Civile, di grande trasformazione. Il primo insegnamento è che di fronte ad una emergenza complessa sia necessario affrontare un approccio partecipato tra i diversi attori. I problemi si affrontano e si risolvono se ognuno fa la propria parte. La seconda è l’importanza di un rapporto strettissimo con la comunità scientifica, senza la quale una soluzione come quella trovata per gestire il relitto e per rimuovere la nave non sarebbe stata possibile. E un altro elemento che è emerso, è l’importanza di un rapporto sano e costruttivo con i privati: l’armatore, le società scelte dall’armatore e poi le assicurazioni che hanno fatto le gare. E infine è emersa l’importanza di un rapporto che sia sempre trasparente e condiviso con la cittadinanza".
Il relitto della Costa Concordia, si poteva rimuovere prima, come avrebbero voluto i gigliesi?
"Penso proprio di no. Per rimuovere quella nave è stato necessario realizzare un processo ad hoc, valutando sia l’eventualità di smontarla in loco, che di sollevarla e poi trasportarla in sicurezza sino a dove sarebbe stata smantellata. Ci furono polemiche, dibattiti, ma infine si è deciso e la soluzione trovata è stata quella giusta e ha ridotto al minimo gli impatti. Ma è stato necessario progettare su misura e questo ha richiesto tempo. Non potevamo rischiare un disastro ambientale. E il disastro non c’è stato".
C’è stato anche, come ad ogni grande emergenza, un proble ma di «legislazione farraginosa e di procedure barocche», come ha detto l’allora capo della Protezione Civile Franco Gabrielli. Quel problema esiste ancora?
"Il tema è delicatissimo. La situazione di oggi non è più quella del 2012, quattro anni fa è stato emanato un codice di Protezione Civile che mette un pò di chiarezza in questioni che all’epoca non lo erano. Questo è un fatto. Ma probabilmento non basta. Io credo che ci sia necessità di partire da quel decreto legislativo del 2018 per fare degli ulteriori miglioramenti. Dobbiamo contemperare la necessità di essere pronti, flessibili e assolutamente trasparenti. Ma come modificare il codice della Protezione Civile è di competenza dell’autorità politica, noi possiamo dare solo suggerimenti".
Che figura fece l’Italia a Giglio Porto?
"Sarebbe facile piangerci addosso, flagellarci. Ma occorre distinguere. Le responsabilità penali sono personali e vengono giustamente perseguite. E io credo che ci sarà giustizia. Ma bisogna anche dire che l’Italia ha risposto con coraggio, competenza e intelligenza a quella tragedia e ha saputo trovare una soluzione. Di fare una cosa unica al mondo. E non era scontato".