Il prefetto di Firenze Laura Lega
Il prefetto di Firenze Laura Lega

Firenze, 2 aprile 2020 - Prefetto Laura Lega, quando ripartirà il Paese?
"Il paese non si è fermato. Ha dovuto frenare. Il mondo del lavoro è in uno stand by obbligato, ma i settori fondamentali continuano ad essere operativi. Anche chi può lavorare a distanza, prosegue. L’emergenza in atto ha imposto d’altronde necessariamente misure stringenti di contenimento non solo per i singoli, modificando il nostro modo di vivere, ma anche le attività industriali e commerciali che sono state in larga parte sospese. Alle prefetture il compito delicato di valutare l’eventuale prosecuzione delle attività da parte delle aziende che sono funzionali rispetto alle filiere essenziali. A Firenze stiamo analizzando in questi giorni le posizioni di oltre 1.500 aziende, con un delicato bilanciamento tra interessi costituzionalmente garantiti quali quelli della salute e dell’iniziativa economica".
 

Come ripartiremo?
"Ritengo che i principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente sul territorio siano i punti di riferimento oggi ed anche per il futuro. Il Covid-19 è stato uno choc, ci ha messo di fronte ad alcune lacune del sistema privato e pubblico, ma ha anche evidenziato alcuni potenziali punti di forza. Sarà decisivo resettare sistemi inadeguati, artificiosi e alcune prassi che si sono rivelate incapaci di assicurare risposte efficienti. Il virus è stato uno ‘stress test’. Ora serve un cambio di paradigma produttivo pubblico e privato".
 

Tipo?
"Vedo nel futuro nuove chiavi di sviluppo messe in moto da questa emergenza con un salto di qualità. La forza espressa dal digitale ad esempio, che sta assicurando la prosecuzione di interi settori di attività e le relazioni sociali, potrà comportare una revisione delle modalità di lavoro e di erogazione dei servizi, dello stesso assetto e sviluppo urbano. Il tema sarà allora più che mai quello di una spinta innovativa verso le smart city, con benefici anche per l’ambiente, con un cambio di paradigma che sarà anche sociale, enorme. Insomma, andremo verso una società 5.0".
 

Lo smart working non lo possono fare tutti.
"Certo, rimangono le aziende che non possono azzerare la presenza fisica. Sarà l’occasione per inaugurare protocolli operativi rigorosi per comparti di attività che consentano la totale sicurezza dei lavoratori. La vera sfida sarà la sicurezza sul lavoro".
 

I rischi sanitari resteranno?
"Ci sono e ci saranno, ma dovranno essere gestiti con attenzione, facendo anche qui un salto di qualità. Pensiamo agli screening sierologici: se secondo il legislatore saranno affidabili, potranno affiancare i dispositivi di protezione, innalzando così i livelli di sicurezza e magari consentendo codici di priorità, sempre secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivo, territoriali.
 

Città come Firenze accusano il crollo del turismo.
"Si sono azzerate 15 milioni di presenze, con riflessi su tutta l’economia indotta. Un effetto ulteriore è la contrazione dei flussi finanziari verso i Comuni, come la tassa di soggiorno, lo slittamento di alcuni pagamenti di tasse e il rischio sulla prosecuzione di servizi per categorie più vulnerabili. Sono state varate misure importanti per i Comuni ma non basteranno, occorrerà il concorso di tutti per uno slancio costruttivo verso la rinascita economica e sociale e il ripristino dei livelli occupazionali. Per una azione congiunta in questa direzione è stato costituito in Prefettura il “tavolo per il rilancio e la competitività del territorio“ con la Città Metropolitana, la Camera di Commercio, le associazioni di categoria, i sindacati, le fondazioni, la diocesi. Dovrà essere luogo di coagulo di idee, di confronto responsabile e di energia, con la testa girata verso il futuro per affrontare e superare questa fase emergenziale e costruire una nuova governance del territorio".
 

Come vede l’Italia tra qualche mese?
"Siamo in un sistema globale, lo sapevamo anche prima del Covid-19. Il sistema economico e filiere produttive sono interconnessi. Ma l’emergenza potrà far rivedere la grammatica produttiva anche con un riequilibrio logistico dei siti produttivi ed un rientro dalla logica della delocalizzazione. Si aprono inoltre alcuni scenari di business diversi dal passato ed altri si chiudono. Siamo di fronte in sostanza ad un quadro fluido, in piena evoluzione che peraltro non ci deve spaventare, ma anzi stimolare. Ritengo che alla fine la prospettiva che abbiamo di fronte, offrirà opportunità che possiamo e dobbiamo cogliere. Siamo all’alba di una nuova stagione".
 

Ci sono rischi?
"Non dobbiamo sottovalutare però anche i rischi gravi legati alla crisi di liquidità: ci espone alle infiltrazioni criminali nelle filiere, alla vulnerabilità di imprese e famiglie con il profilarsi di incremento di fenomeni come quello dell’usura e dell’impossessamento delle aziende. Stiamo dedicando massima attenzione al riguardo e, per questo, ieri ho sensibilizzato le banche affinché utilizzino la liquidità di supporto alle imprese previste dal decreto “Cura Italia”. Il ruolo del sistema creditizio accanto alle famiglie ed all’impresa sarà fondamentale infatti per evitare il ricorso a forme di finanziamento illegale. Vedo anche l’opportunità di crescita del rapporto pubblico-privato. Una necessaria saldatura: due mani che si stringono, non binari paralleli. Ne abbiamo dato prova in questa emergenza: la Menarini ha prodotto gratuitamente il gel igienizzante per la Protezione Civile. In questo caso, la Prefettura ha fatto da front-office, mettendo ancora una volta in comunicazione due mondi".

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