Maurizio Costanzo
Cronaca

26 aprile 1986, la notte dell’incubo Chernobyl: il disastro che scosse l'Europa

Quel che resta del reattore numero 4 è stato racchiuso in una gigantesca cupola d'acciaio che dovrebbe limitare le fughe radioattive per almeno un secolo

Una scena della serie sul disastro Chernobyl

Una scena della serie sul disastro Chernobyl

Firenze, 26 aprile 2024 – Sono trascorsi 38 anni dall'esplosione al reattore numero 4 della centrale di Chernobyl che scosse l'Europa e il mondo, sprigionando nell'atmosfera tonnellate di scorie radioattive. Il più grave incidente nucleare della storia dell'energia atomica per uso civile, si verificò nella notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986 durante un test di sicurezza finito nel peggiore dei modi. La nube radioattiva che si generò dall'esplosione e dal conseguente incendio si espanderà e ricadrà in tutta Europa. Le autorità sovietiche inviarono migliaia di persone a rimuovere i detriti radioattivi, ma molte di loro non erano equipaggiate con protezione adeguata, aumentando ulteriormente il numero di decessi. L'incidente ha avuto un impatto significativo sull'opinione pubblica e sulla regolamentazione dell'energia nucleare. La morte di circa 30 persone è collegata direttamente alla tragedia, ma si stima che migliaia di persone abbiano perso la vita negli anni successivi a causa delle malattie provocate dai radionuclidi. La zona di Chernobyl è ancora altamente contaminata, ma negli anni recenti ha attirato sempre più turisti, il cui comportamento a volte è stato severamente criticato perché giudicato inadeguato. Cinque anni fa quel che resta del reattore numero 4 è stato racchiuso in una gigantesca cupola d'acciaio, uno "scudo protettivo" da 36.000 tonnellate chiamato New Safe Confinement, che dovrebbe limitare le fughe radioattive per almeno un secolo. Nasce oggi Marco Aurelio nato il 26 aprile del 121 d.C. a Roma. È passato alla storia come l’Imperatore Filosofo. Ha scritto: “Tutto ciò che sentiamo è un’opinione, non la realtà. Tutto ciò che vediamo è una prospettiva, non la verità”.