Roberto Burioni
Roberto Burioni

Firenze, 22 febbraio 2020 - Professor Roberto Burioni, il nuovo coronavirus circola in Italia. Lei ha criticato le misure di contenimento prese dalla Toscana quando non c’erano casi. Quali provvedimenti reputa indispensabili ora che i casi ci sono, anche se non sono in Toscana?
"E’ semplice. Da un mese e mezzo ripeto che per bloccare la circolazione del virus è indispensabile mettere in quarantena chi torna dalla Cina e chi ha avuto contatti con persone infettate. Mi hanno detto che sono allarmista e un fascio-leghista, forse oggi non lo direbbero dopo quello che è successo".
 

Quindi i fatti le hanno dato ragione...
"Credo sia evidente che avevo ragione. Era facile, bastava leggere i lavori scientifici e le notizie affidabili, senza restare offuscati dall’ideologia o da secondi fini".
 

Però i casi non sono stati in Toscana...
"Le misure per me devono essere uguali per tutte le regioni d’Italia".
 

Per vincolare alla quarantena le persone che tornano dalla Cina e quelle che hanno avuto contatti con gli infetti servono spazi adeguati per evitare il contagio...
"Se le persone hanno una casa è sufficiente che stiano chiuse in una camera singola, in isolamento. Con tutte le precauzioni del caso per i conviventi".
 

Nel caso di contesti promiscui, come possono essere certi capannoni dove lavorano, e spesso anche dormono, cittadini cinesi?
"Certe situazioni non dovrebbero esistere. In ogni caso si dovranno trovare strutture adeguate per la quarantena".
 

Isolamento necessario anche per chi sta bene ed è senza sin tomi?
"Ho sempre sostenuto che i pazienti asintomatici possono trasmettere la malattia, mi hanno dato del bugiardo e del male informato. Invece è così. Dunque l’isolamento vale per tutti, con o senza sintomi".
 

Si tratta di una misura coercitiva...
"Quel che mi interessa è la salute pubblica. Da scienziato dico che la quarantena va fatta per forza, poi la politica decida come. Volontaria, obbligatoria, con la porta chiusa o con la porta aperta non importa. Tutti in isolamento per quattordici giorni".
 

Pensa che sia necessaria la chiusura delle frontiere?
"Al momento il rischio più importante viene dalla Cina. Ora il blocco delle frontiere no".
 

Però bisogna identificare tutte le persone che arrivano dalla Cina e quelle che sono già qui, risalendo indietro di 14 giorni...
"Certo che bisogna identificare tutti. Spero sinceramente che questo accada già".
 

C’è il rischio concreto che anche in Italia si diffonda l’epidemia?
"Speriamo che i casi si riescano a contenere. L’importante adesso è mantenere la calma. Niente panico e niente polemiche".
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