La voce dei piccoli comuni: "Il borgo è bellezza e tradizione, ma pochi servizi per chi ci vive"

Vanni, direttivo Anci: "Sanità, istruzione, viabilità e altre infrastrutture hanno battuto in ritirata Anche il web non sempre è ben coperto. E ci sono eccellenze che meriterebbero di più"

Sorano al tramonto

Sorano al tramonto

Sorano (Grosseto), 13 febbraio 2024 – Pierandrea Vanni è sindaco di Sorano, un comune di circa tremila abitanti ed è anche nel direttivo di Anci Toscana, ricoprendo il ruolo di responsabile dei borghi e delle tradizioni popolari.

E di borghi – in Maremma come nel resto della Toscana – ce ne sono tanti e anche molto suggestivi, ideali per posizionarci una seconda casa quando c’è la voglia o la necessità di staccare con il resto del mondo ma forse meno funzionali quando, invece, hai bisogno di contatti rapidi e servizi variegati. La qualità della vita da una parte, la vita (soprattutto professionale) di qualità dall’altra. Benessere contro comodità di lavoro. Sono scelte sulle quali pesano diversi fattori.

I borghi sono belli, ma viverci è difficile?

"È proprio così. C’è stato un momento, durante il covid, che abbiamo assistito a una riscoperta dei borghi. Eravamo in una situazione di grande emergenza, allora molte persone dalle città sentirono il richiamo delle dimensioni più piccole. Si è trattato di un processo durato poco. Diciamo che adesso i borghi hanno bisogno di sopravvivere".

Come possono farlo?

"La sopravvivenza è legata a tutta una serie di servizi essenziali che in genere nei borghi hanno battuto in ritirata. Penso alla sanità, istruzione, viabilità e altre infrastrutture. Diciamo che la dizione di borghi è affascinante, ma viverci bene è un’altra cosa. Spesso gli abitanti sono considerati cittadini di serie B e serie C rispetto alla serie A che invece è rappresentata dagli abitanti delle città".

Rimanendo sulla metafora del calcio. Quando si gioca in categorie inferiori, anche per gli abitanti che coltivano passioni e professionalità è più difficile emergere e farsi conoscere a livello nazionale?

"Certo, è possibile. Ma diciamo che soprattutto è più complicato".

Internet può diminuire questo gap tra grandi centri e piccoli borghi?

"Sì, ma ad oggi in Toscana ci sono ancora troppe zone bianche, cioè in cui non è presente una copertura di rete a banda larga. Internet ultraveloce è uno strumento che può innescare dinamiche virtuose, io credo che può rappresentare un’infrastruttura in grado di contribuire a invertire lo spopolamento dei borghi, c’è bisogno però di reti web che rendono sostenibile il lavoro da remoto, di lavoratori indipendenti e di start up. C’è un borgo in provincia di Grosseto, Santa Fiora, che sullo smart working ci sta credendo".

Ci sono esempi di eccellenze nazionali che risiedono lontani dai grandi centri?

"Sì, penso ad esempio a Damiani, un artigiano di chitarre e bassi che ha il laboratorio a Sorano, pochi giorni fa è stato citato in un’intervista televisiva da un artista famoso. Mi immagino che per lui emergere rispetto a chi vive in città sia ben diverso, anche semplicemente partendo dalle pratiche di spedizione della sua merce. Pensiamo a Stosa, azienda che produce cucine famosa a livello internazionale e ha il polo produttivo in un territorio toscano di provincia dove ci sono seri problemi con la viabilità. Infine a San Casciano dei Bagni, un borgo piccolo ma che ospiterà un museo di importanza nazionale. Sono esempi diversi ma che hanno in comune la capacità di eccellere, dal punto di vista artistico, artigianale e culturale".

Ciò dimostra che le aree interne hanno grandi potenzialità?

"Sì, però nel piccolo bisogna crederci, valorizzarlo, sostenerlo e capirlo. Perché dai borghi possono partire progetti, idee ed esempi molto significativi anche a livello nazionale".