Città della Pieve (Perugia), 4 ottobre 2021 - Si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip di Perugia l'ungherese di 44 anni  - Katalin Erzsebet Bradics -  sottoposta a fermo per l'omicidio volontario aggravato del figlio di due anni, venerdì scorso a Città della Pieve.

Con il suo legale, Enrico Renzoni, la donna ha comunque ribadito non essere responsabile della morte del figlio che aveva intenzione di riportare al padre - secondo la sua versione - una volta tornata in Ungheria. La procura ha chiesto la convalida del fermo e il giudice si è riservato.

L'udienza di convalida si è svolta questa mattina da remoto con il pm Manuela Comodi e il gip, Angela Avila, collegate on line con la stanza del carcere di Capanne dove era presente Katalin Erzsebet Bradics con il suo legale. L'avvocato Renzoni ha detto di aver trovato la sua assistita ancora «molto confusa e sotto choc» anche se ha «ribadito di non essere l'autrice dell'omicidio». 

Il  gip ha convalidatp il fermo per omicidio volontario aggravato della donna. Il giudice ha disposto per la donna la custodia cautelare in carcere.

"Le modalità e le circostanze dei fatti-reato, la loro gravità, la violenza e la spregiudicatezza nella commissione, la messa in scena, la preparazione di una giustificazione prima ancora di commettere il reato denotano una davvero spiccata pericolosità sociale": il gip di Perugia ha motivato così la convalida del fermo di Katalina Erzsebet Bradacs. E' un delitto ancora con un movente 'inspiegabile' per gli inquirenti. Nell'articolato provvedimento con il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere per la donna, si sottolineano tra l'altro le 'molteplici' ferite da taglio che ricoprono 'quasi l'intero torace del bambino', due delle quali ritenute verosimilmente letali, una in pieno petto, in corrispondenza del cuore e l'altra sul collo.

Nelle sue varie dichiarazioni spontanee Brodacs ha negato che il figlio fosse stato affidato al padre e di essere venuta in Italia in vacanza. Nella richiesta di convalida del fermo, il pm ha però dato atto di avere appreso della pendenza di una controversia con il padre del piccolo per il suo affidamento. Circostanza che - sostiene ancora il gip - "in ipotesi" avrebbe potuto "indurre nella donna il timore che gli venisse sottratta la custodia".