Fausta Bonino
Fausta Bonino

Livorno, 27 novembre 2018 - Dopo quasi tre anni dall’esplosione del clamoroso caso delle morti in corsia all’ospedale di Piombino e dell’arresto dell’infermiera Fausta Bonino, accusata di omicidio, è stata fissata  al 18 gennaio l’udienza preliminare in Tribunale a Livorno, per decidere sull’avvio del processo. Oltre alla Bonino, che viene chiamata a rispondere di omicidio aggravato e continuato (ed altri reati ‘minori’), dovrà comparire anche il primario Michele Casalis del reparto di anestesia e rianimazione. Il pubblico ministero Massimo Mannucci contesta al primario il reato di omicidio colposo per negligenza nella disciplina e sorveglianza dell’attività del personale del reparto. 

Gli omicidi contestati all’infermiera sono dieci. Inizialmente si era parlato di tredici vittime, ma durante le complesse indagini sul caso, non sono stati trovati abbastanza elementi per tutti i decessi. In questi tre anni – l’arresto dell’infermiera risale al 31 marzo 2016 (fu poi rilasciata dopo una breve detenzione in carcere a Pisa) – la procura livornese si è avvalsa di perizie mediche complesse e ha disposto anche la riesumazione di alcuni corpi delle vittime per compiere analisi specifiche sui tessuti. Le indagini, secondo quanto afferma il pm Mannucci nella richiesta di rinvio a giudizio, avrebbero dimostrato che Fausta Bonino avrebbe somministrato a pazienti in condizioni già precarie, al di fuori delle terapie prescritte, un farmaco anticoagulante del tipo eparina in dosi tali da determinare la morte per emorragie improvvide ed irreversibili. Per l’accusa ci sarebbero anche le aggravanti della premeditazione e l’aver commesso il fatto con abuso di poteri e ignorando i doveri inerenti il pubblico servizio. 

Fausta Bonino, 57 anni, da tempo infermiera all’ospedale Villamarina di Piombino, da parte sua si è sempre dichiarata innocente, negando di aver praticato iniezioni o somministrato farmaci ai pazienti al di fuori delle prescrizioni mediche. Dichiarazioni sostenute anche dal legale difensore Cesarina Barghini che, in una prima fase delle indagini, di fronte al tribunale del riesame, aveva ottenuto la scarcerazione dell’infermiera. Secondo l’avvocato, ammesso che le vittime siano morte per l’eparina in dosi massicce, chiunque avrebbe potuto somministare il farmaco, non ci sarebbero prove dell’azione di Fausta Bonino, la sua presenza nei turni in cui è avvenuto il decesso, non sarebbe sufficiente a determinare la sua colpevolezza. Ora, dopo tre anni di indagini e ipotesi, però il confronto si sposta nell’aula del giudice. Convocati, oltre alla Bonino e al primario Casalis, anche i parenti delle vittime e i rappresentanti dell’Asl Nord Ovest.