Ospedale Santo Stefano (foto Attalmi)
Ospedale Santo Stefano (foto Attalmi)

Firenze, 19 settembre 2021 - Non è più tempo di sbandierare classifiche di rendimento sulla sanità. Bisogna guardare negli occhi i problemi della gente, quella gente che non può permettersi di spendere 180 euro per una visita in intramoenia in un ospedale pubblico e non può ambire a rivolgersi a strutture private se non convenzionate col Ssn.

Ora che, piano piano, la sanità pubblica tornava ad aprire ambulatori e reparti a tutte le patologie congelate durante il 2020 e 2021 per pandemia, riemergono tutti i problemi di un sistema che ha dovuto sempre, ma proprio sempre, fare i conti con tagli, riduzioni di servizi, blocco di assunzioni effettuato a singhiozzo. Eppure il settore sanitario dovrebbe definitivamente mettere al bando pratiche di contenimento della spesa, se questa non è sinonimo di spreco. La Toscana si risveglia dall’emergenza Covid con un buco nel fondo sanitario da 430 milioni, non spiccioli.

L’Umbria del centrodestra tuona contro l’amministrazione confinante: «E ci volevate dire che la Toscana era un modello da seguire? Ora la verità viene a galla e ancora una volta mette a tacere tutte le becere polemiche della sinistra. Proprio quella sinistra che negli ultimi anni aveva iniziato in Umbria un’opera di smantellamento della sanità pubblica»» sottolinea il capogruppo della Lega in consiglio regionale Stefano Pastorelli.

Bisogna ricordare che la Toscana in questi anni ha però costruito quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Prato e Pistoia) e continua ad attrarre pazienti da tutta Italia per l’alta specializzazione. Ora la Toscana, in attesa che il governo doverosamente come ha fatto nel 2020 ripiani gli investimenti di questi mesi (vaccinazioni, affitto hub, assunzioni), vara una sorta di revisione della spesa pubblica. Ma fragili, pensionati, single e famiglie monoreddito si possono permettere una sanità costretta a tagliare?