Arezzo, 30 giugno 2020 - Noi abbiamo a cuore tutti. In particolare le persone malate, ovviamente, perché hanno bisogno di aiuto e non vanno mai abbandonate. Ma quanto accaduto ad Arezzo ci fa sobbalzare sulla sedia, per non dire altro.

Venticinque anni non sono serviti per curare l’uomo che ieri mattina, nello stesso posto di lavoro e con le stesse modalità del passato, ha attentato alla vita di un suo collega ferendolo al collo con un coltello. Nel 1995 quell’uomo, che appunto all’epoca si rese protagonista del primo analogo episodio, venne dichiarato non punibile per un vizio di mente, quindi fu destinato all’ospedale psichiatrico giudiziario. Niente processo, niente condanna, niente carcere: così prevedeva e prevede ancora la legge. Giusto o sbagliato che sia, così è.

Ma se una persona non è imputabile perché è malata, se non può rispondere al codice penale e ai giudici bensì ai medici e al sistema sanitario, allora curiamola. E che diamine! Curiamola sul serio, per davvero, a modo. Per lui e per gli altri. Usando la scienza e non le manette, mettiamola nelle condizioni di non fare più del male. Invece in questo caso (o meglio, anche in questo caso) abbiamo assistito al replay: con una mano mano armata di coltello, quell’uomo ne ha ferito gravemente un altro. Proprio come nel 1995. E non solo: lo ha fatto nello stesso luogo in cui lavorava prima, il Comune, dove gli era stato affidato l’incarico di custode del campo scuola frequentato da bambini.
Noi non cerchiamo colpevoli. Noi non mettiamo nessuno alla berlina. A quest’uomo è stato consentito di tornare a lavorare dove e come prima dal momento che, in quanto malato, non è mai stato processato, condannato, licenziato. La legge è stata rispettata: chi lo ha rimesso in mezzo agli altri ha fatto ciò che poteva e doveva fare. E avrebbe pure passato un guaio se non lo avesse reintegrato...

Ma cosa può esser fatto per impedire altri episodi simili? Le avvisaglie non bastano. L’Italia è il paese delle leggi, dei paradossi, delle contraddizioni. E delle sanatorie. Aspettiamo il prossimo morto sgozzato? Certo che sì. Ma continueremo a non cambiare una virgola.
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