La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 28 maggio 2020 - Firenze non è nostra. Non è mia, che ci vivo splendidamente bene da tre anni. Non è della signora che abita di fronte a me, e che in quello stesso appartamento è nata molti lustri or sono, ha fatto un matrimonio che si è rivelato complicato ma felice, tre figli perbene ormai tutti lontani. Non è nemmeno de La Nazione, che a Firenze fu fondata 161 anni fa, e che ne ha fatto la propria casa, il proprio quartier generale e il proprio grande cuore, pur con le sue altrettanto importanti diramazioni. Firenze non è nostra perché Firenze appartiene all’umanità. La bellezza non può essere esclusiva, e questa città ha imparato a capirlo col tempo fra le sue molteplici contraddizioni, ci ha costruito sopra il suo orgoglio e la sua storia non senza qualche resistenza, se ne è lasciata infine anche travolgere. Nel bene e nel male. Oggi Firenze chiede aiuto proprio all’umanità a cui appartiene, e lo fa attraverso l’apertura di "un fondo internazionale", una chiamata a raccolta di generosi da ogni parte del globo disposti a dare un contributo per non far morire il mito fiaccato dal Covid e dai suoi effetti, in una città che aveva costruito proprio sulle persone – oggi bloccate e annichilite dal virus – il suo tesoro, il suo imprescindibile modello di business.

Non è facile chiedere aiuto, ma saper chiedere aiuto appartiene ai grandi, alle grandi città come alle grandi storie. Firenze lo ha già fatto e non in epoche poi tanto lontane: dopo la Guerra, dopo l’alluvione. Dimostrando ogni volta di saper fare tesoro di quell’aiuto che il mondo generosamente le ha concesso.

E qui sta l’arte più difficile: usare bene ciò che ci viene dato, dimostrando di essere all’altezza di un momento così difficile. Vale per tutti, per tutte le città di questo Paese e non solo per Firenze che, è vero, non è nostra, ma solo attraverso di noi può riprendere quota, rinascere – per usare un termine a lei caro – più forte e migliore di prima. È complicato immaginarlo oggi, che abbiamo l’ottimismo prosciugato dalla pandemia e il trauma dei contagi non ancora azzerati, mentre ci aggiriamo con la mascherina per centri storici meravigliosi e fantasma, in una Fase 2 che non ha ancora preso quota tra negozi chiusi e caffè vuoti.

Ma davvero è tutto nelle nostre mani, di ciascuno di noi, che di Firenze non siamo i padroni ma ne restiamo i protagonisti: e questo fa paura da morire, ma è anche una notizia bellissima.
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