Firenze, 18 agosto 2017 - Ho avuto modo di leggere il commento di Sgarbi relativo alla questione del rinnovo degli alberi in viale Corsica a Firenze. Sgarbi, non conoscendo la specifica situazione e non avendo le basi tecniche per esprimersi, ha scritto diverse cose non corrette e che, a mio giudizio, devono essere chiarite per dare un quadro più chiaro della situazione.

L’albero in questione non è stato abbattuto da un fulmine, ma è caduto perché quasi totalmente privo dell’apparato radicale come, purtroppo, buona parte degli alberi del viale in questione. Il rinnovo (non è solo un abbattimento) dell’alberatura è stato ritenuto necessario dall’Amministrazione proprio per questo motivo: per garantire la sicurezza del cittadino, primo dovere di qualsiasi amministrazione.

Sgarbi parla di piante malate, ma la questione è diversa e relativa alla loro stabilità, che può essere accompagnata da malattie, ma anche essere dovuta ad altre cause. Sono due cose distinte: la malattia è un’anormale condizione dell’organismo (animale o vegetale), causata da alterazioni organiche o funzionali. La perdita di stabilità, invece, determina la presenza di problematiche tali da ridurre la capacità di resistere a forze e sollecitazioni esterne e, nel caso degli alberi, aumentando la probabilità di caduta.

Abbattere un albero è certamente un errore quando esso non presenta problematiche fitosanitarie o strutturali. In altri casi occorre valutare i pro e i contro di un eventuale ricambio delle alberature. In questo caso, a mio avviso, sono più i fattori che fanno propendere per il rinnovo, rispetto a quelli che sono a favore del mantenimento.

La scelta del rinnovo totale è quella tecnicamente più sostenibile e quella che garantirà non solo una maggiore sicurezza, ma anche un’elevata resilienza dell’alberatura. Politicamente è una scelta forte e coraggiosa; emotivamente difficile da accettare e che i cittadini hanno diritto di discutere.

Purtroppo, però, viviamo in un tempo in cui il parere di uno studioso vale meno di quello dell’«esperto di turno» e delle chiacchiere da bar, ma mi permetta di dire signor direttore che se ammiro il Sgarbi quando parla di arte e lo ascolto volentieri, dissento totalmente da lui quando parla di alberi. Così come farebbe lui, magari reagendo con più veemenza, se io scrivessi un articolo sull’arte del Cinquecento.

* Francesco Ferrini è presidente della Scuola di Agraria - Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente, (DISPAA) sez. Colture Arboree - Università di Firenze