Forlì, violenza sessuale dopo il pub. Condannato
Forlì, violenza sessuale dopo il pub. Condannato

Arezzo, 6 giugno 2018 - Un'altra storia storia di violenza sessuale nascosta dalle mura domestiche, l’accusato di stupro già pesantemente condannato, una donna che chiede giustizia. E un’udienza in corte di appello che secondo la difesa potrebbe aprire un diverso scenario. Tutto questo si condensa in una storia che inizia nel 2010 tra una ragazza aretina, all’epoca poco più che trentenne, e il compagno. I due hanno una bimba piccola, anche adesso minorenne. La coppia vive a pochi chilometri dalla città ma i rapporti si incrinano, i litigi abbondano.

E alla fine, secondo la denuncia presentata dalla ragazza, avviene lo stupro, all’interno dell’abitazione dove i due risiedevano ormai da separati. Non è immediata la denuncia che parte una ventina di giorni dopo l’episodio: la descrizione di quanto sarebbe accaduto è dettagliata, l’aggressione sessuale viene descritta in tutta la sua brutalità e con particolari che è meglio tacere. Manca però il riscontro medico, nel senso che l’aggredita non si presenta al pronto soccorso per farsi refertare e per fare in modo che i medici accertino le lesioni riportate.

La vicenda si sposta poi a Rimini,la città nella quale si incardinerà il processo di primo grado e dove la donna (che attualmente abita ad Arezzo) si era spostata. Le accuse sono quelle che purtroppo riempiono le cronache dei media: minacce, appostamenti, insomma tutto quanto fa stalking. Parte il processo e per l’uomo non c’è scampo, dalla corte arriva la stangata e una condanna sei anni e mezzo di reclusione.

La sentenza, che risale alla fine del 2016, viene ovviamente appellata dal condannato, assistito in giudizio dall’avvocato aretino Umberto Cocci. La difesa punta sulla mancanza di un riscontro obiettivo rispetto alla testimonianza della donna che peraltro ha sempre mantenuto ferma la sua linea, senza mai cadere in contraddizione, sempre ricalcando per filo e per segno la prima versione resa davanti ai giudici.

Ma il fatto che manchi un esame clinico immediatamente successivo alla violenza è ritenuto dalla difesa un elemento da prendere in considerazione ed è per questo che l’avvocato Cocci ha chiesto nell’ultima udienza alla corte di appello di Bologna che il suo assistito venga assolto. Pesa ovviamente il precedente giudizio di primo grado, quando il collegio ha accolto in toto le istanze proposte dalla donna.

Lei, in ogni caso, non si è costituita in appello come parte civile e nel frattempo ha rimesso alcune querele avanzate in precedenza con accuse di stalking all’ex compagno.

Entro il mese di giugno sono in programma altre due udienze per mettere un nuovo punto fermo a questa storiaccia che vede ancora una volta una donna come vittima di abusi. I due, adesso, sono comunque separati da una distanza di centinaia di chilometri: l’uomo infatti si è trasferito a Genova mentre lei è tornata a vivere ad Arezzo.