di Sergio Rossi Più un flashmob che un’apertura perché i tavoli saranno sbarrati al cliente. Ma la protesta del venerdì sera si farà. E’ stata messa a punto ieri in tarda mattinata in un locale del centro, ospiti alcuni ristoratori della città. "Ameno in dieci aderiremo all’iniziativa" fa sapere Mariano Scognamiglio, titolare del ristorante "di Mariano" in via Vittorio Veneto, l’oste conosciuto da molti telespettatori per aver partecipato alla nota trasmissione di Alessandro Borghese su Sky. La decisione finale è stata quella di aprire le insegne del ristorante...

di Sergio Rossi

Più un flashmob che un’apertura perché i tavoli saranno sbarrati al cliente. Ma la protesta del venerdì sera si farà. E’ stata messa a punto ieri in tarda mattinata in un locale del centro, ospiti alcuni ristoratori della città. "Ameno in dieci aderiremo all’iniziativa" fa sapere Mariano Scognamiglio, titolare del ristorante "di Mariano" in via Vittorio Veneto, l’oste conosciuto da molti telespettatori per aver partecipato alla nota trasmissione di Alessandro Borghese su Sky. La decisione finale è stata quella di aprire le insegne del ristorante ma tenendo chiusa la cucina nella serata di domani.

"Questo - prosegue Mariano - per rispetto del cliente che nel caso di un controllo andrebbe incontro a una sanzione di 400 euro. E’ vero che dietro la protesta di 55 mila attività in Italia ci sarà un pool di una quarantina di avvocati pronto a sostenere il diritto al lavoro sancito dalla Costituzione, crediamo però di lanciare comunque un segnale importante senza coinvolgere altre persone".

Vedremo dunque insegne luminose, porte aperte e tavoli apparecchiati pur in mancanza di commensali, sulla falsariga di un’analoga protesta che era stata inscenata nella primavera scorsa ai tempi del primo lockdown.

"La situazione è disperata - spiega Scognamiglio - e vi faccio anche il mio esempi personale: ho ricevuto duemila euro di ristoro che bastano appena per pagare l’affitto del locale. Gli incassi sono ovviamente zero e il sottoscritto tiene aperto solo la domenica a pranzo quando è consentito. L’asporto è totalmente a rimessa, dobbiamo pagare il personale e ci sono i costi aggiuntivi del packaging. Quanto al delivery, non ne parliamo: incassiamo solo il 65% del conto totale e per rientrare nelle spese dovremmo praticare prezzi esosi al cliente. E io non lo faccio".

Da qui la necessità di una svolta, "noi ristoratori - riprende Scognamiglio - garantiamo condizioni di sicurezza, anche a Natale sarebbe stato molto meglio ospitare le persone distanziandole all’interno di un locale che non favorire gli assembramenti delle famiglie in casa, e non mi si venga a dire che questo non sia avvenuto durante le feste. Di più: non siamo in America dove c’è l’abitudine di mangiare a tutte le ore, qui ad Arezzo - e in Italia in generale - non ha alcun senso autorizzare l’apertura dei ristoranti fino alle 18. Poi mi devono spiegare perché a pranzo non si prende il Covid e a cena sì".

Ristori insufficienti, aperture a singhiozzo, altre limitazioni nel caso di cambio di colore, incassi a picco: la rivolta monta in un settore che prima della pandemia era in un momento di grande espansione. E la protesta del venerdì, mantenuta comunque in una dimensione di civiltà e di sostanziale rispetto delle norme, è un’altra di quelle manifestazioni di insofferenza che con ogni probabilità ci accompagneranno nel corso delle prossime settimane.