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Arezzo, 18 settembre 2021 - Tutti a caccia del green pass. Lo vorrebbe chi si è vaccinato con lo Sputnik e chi con il siero cinese. Ma ci sono anche tanti stranieri o chi per lavoro si trova spesso all’estero, che hanno fatto una dose di vaccino fuori dall’Italia e una nel nostro paese e che sono in attesa del tanto agognato certificato verde. E’ il caso di una cittadina rumena residente in Italia che ha fatto la prima dose di Pfizer in Romania e la seconda in Italia, ma il suo green pass attualmente certifica solo la dose italiana e presto scadrà avendo validità limitata. Come capitato a chi vive una parte dell’anno in Australia e l’altra metà in città e ha completato qui il ciclo vaccinale iniziato dall’altra parte del mondo. E poi ci sono i cittadini che hanno fatto dosi miste. Tutti sono alla ricerca disperata del certificato verde, ormai quasi indispensabile per muoversi e lavorare. In molti si scontrano con un ginepraio di documentazione e scartoffie e con la difficoltà di comunicare i propri dati. Per altri è proprio impossibile far riconoscere un ciclo vaccinale, anche completo, se non accreditato da Ema o Aifa.

Sono un centinaio e trattano i casi più disparati, le richieste di aiuto che arrivate all’Help Desk della Usl Toscana Sud est e che riguardano nello specifico coloro che hanno difficoltà ad ottenere il Green Pass per motivazioni dovute alla propria situazione vaccinale. E mentre l’azienda sanitaria ricorda che il Green pass è regolato dal Ministero della Salute e dal Governo e rientra in accordi europei, avendo anche validità all'estero, nel portale web della Usl si possono però trovare tutti i percorsi per capire come muoversi in questo labirinto di norme. L'azienda aggiorna continuamente le procedure in base alle indicazioni regionali e nazionali. Il sistema sanitario regionale si occupa infatti solo della parte vaccinale e non della consegna del green pass. Ma aiuta lo stesso ad attenerlo molti cittadini che con i loro casi limite presentano le problematiche più diverse. Tutto ciò è possibile almeno nei casi in cui si può dimostrare di aver fatto all’estero un vaccino riconosciuto anche da noi.

“Attualmente sono un centinaio le pratiche su cui lavora il servizio di Helpdesk della Usl Toscana sud est – spiega l’azienda sanitaria - che riguardano nello specifico coloro che hanno difficoltà ad ottenere il Green Pass per vari motivi”. La casistica è molto varia e complessa. “Si va da persone che hanno fatto il vaccino in paesi extra Unione Europea – spiegano all’Helpdesk - a persone che hanno fatto vaccini anche a ciclo completo ma non riconosciuti dall'Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco o dall'Aifa, come ad esempio chi ha fatto lo Sputnik o il vaccino cinese. E poi ci sono alcuni casi di errore tecnico, con errata registrazione di codici fiscali o tessere sanitarie. Molte situazioni aperte riguardano gli stranieri. Altri sono casi in cui i soggetti non hanno la tessera sanitaria e non sono riconosciuti dal sistema. Per questo motivo ogni situazione è molto diversa e particolare”. E se il green pass è sempre più indispensabile per muoversi tra mezzi di trasporto, scuola, lavoro e attività sportive e ricreative, come uscire allora da questo labirinto di scartoffie? “Il percorso corretto da seguire è quello di contattare in primo luogo l'Urp, l’ufficio relazioni pubbliche della Usl che poi inoltra la pratica al servizio Help Desk e inizia la verifica del caso – spiegano gli operatori dello sportello - Ogni pratica vista la complessità, coinvolge vari uffici a vari livelli e le tempistiche di risoluzione possono essere varie”. Nel sito della Asl c’è inoltre un’apposita sezione per caricare anche online i documenti necessari al riconoscimento delle vaccinazioni Covid fatte all’estero.