Ghinelli mostra la lettera a D'Urso
Ghinelli mostra la lettera a D'Urso

Arezzo, 5 marzo 2020 - «Mi dispiace doverlo rimarcare: ma io lo avevo detto». Ma forse gli dispiace il giusto: il sindaco Alessandro Ghinelli convoca a tamburo battente stampa e televisioni nella serata che cambia di colpo la vita della città. E lo sfogo esce di getto. «Il 24 febbraio mi sono presentato a Firenze all’incontro di tutti i sindaci per chiedere la chiusura delle scuole: c’è chi mi ha marcato come esagerato, ho incassato dei sorrisi: ora i fatti mi danno ragione».

Non è che ci siano ora le condizioni che non c’erano allora? No, il contrario. «Allora sarebbe stata una misura cautelativa, oggi è di piena emergenza: e di per sè alimenta il panico». Sfogo per sfogo ne ha anche per il Governo. «Dieci giorni mi sembrano un po’ tantini per prendere la misura migliore: e farci poi arrivare il decreto alle 19 mette in difficoltà noi e le famiglie».

Il decreto, come un celebre olio della pubblicità, è lì, sul tavolo. Intorno assessori e consiglieri sparsi, tutti di maggioranza. E sfoghi a parte il tema diventano il presente e il futuro prossimo. Sulle scuole tutto è più o meno, sospensione fino al 15 marzo. Poi c’è il filone degli eventi, fino al 3 aprile (la data è in un comma quasi invisibile) e sul quale al sindaco rimane una certa discrezionalità.

«Sono sospese le manifestazioni e gli eventi di qualsiasi natura, svolti in ogni luogo, sia pubblico che privato, che comportino affollamento tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza di almeno un metro». Il criterio? «Il mio sarà rigidissimo, perchè credo si tratti di misure pesanti ma necessarie a frenare il contagio: no a tutto quello che non sia essenziale». Di sicuro mercati e mercatini. Di sicuro Streetfood che avrebbe dovuto cominciare domani.

Di sicuro i centri di aggregazione sociale. I teatri? «Temo rientrino in questa fascia: domani valuteremo». A rischio le prossime serate al Petrarca. Fosse per lui sospenderebbe anche il consiglio comunale. «Ma lì decideranno le autorità superiori». Intanto davanti ai flash firma una lettera al direttore della Asl Antonio D’Urso. «Voglio essere informato dettagliatamente dei casi in città. So di due isolamenti volontari e 4 quarantene che ho firmato: ma il resto? Ci sono tamponi positivi?».

Sicuramente no, perché il sindaco è il primo ad essere informato, come a Pergine e a Poppi. Ma è un mezzo con il quale allargare il tiro. «C’è stata una fase di informazione serrata – spiega al suo fianco l’inseparabile assessore Lucia Tanti – ma poi è finita». Attenzione massima alle forme. «Non punto il dito – insiste Ghinelli – su nessuno, capisco che per le autorità sanitarie sia un momento di superlavoro: ma attraverso me la città deve sapere».

Dall’altro lato l’assessore Marcello Comanducci legge terreo il decreto. «Chiude tutti gli eventi: le disdette negli alberghi stavano calando, così è un crollo». Ma su questo Ghinelli condivide ma non lo segue. «E’ vero, pazienza: la salute pubblica viene prima di tutto. Siamo di fronte ad un’emergenza sanitaria e come tale va affrontata». Un attimo. «Magari sarebbe stato meglio iniziare prima». Forse gli dispiace di doverlo rimarcare: ma in fondo non troppo.