IL DONO La lavagna interattiva è stata installata nella classe 1B della “Sibilla Aleramo“
IL DONO La lavagna interattiva è stata installata nella classe 1B della “Sibilla Aleramo“

Arezzo, 5 marzo 2020 - Hanno fatto lezione per tutta la mattina con il «fantasma» appoggiato alla cattedra. Già dalla mattina la probabilità di una chiusura nazionale di tutte le scuole era nell’aria. «Ma attenti, non è una chiusura: è una sospensione didattica». Dall’Itis il preside Alessandro Artini già taglia in otto i «capelli» di un decreto che passa di mano in mano. Cosa cambia? Beh, se non altro il programma di oggi.

«E’ chiaro che di fronte ad una sospensione il preside, i suoi collaboratori, il personale tecnico continuano a lavorare». La campanella suona solo per loro. «Ho bisogno di tutti per organizzare i prossimi giorni». Le scuole già stanno dando fondo a quelle potenzialità tecnologiche curate negli anni. «Abbiamo testato proprio in questi giorni un sistema sperimentale che permette di realizzare videoconferenze in ambiente riservati» conferma dallo Scientifico il preside Anselmo Grotti, da sempre uno dei pionieri nella didattica a distanza.

«Beninteso, una cosa sono gli scambi via hangout o via skype e una cosa le lezioni».Nessuno ha la presunzione di proseguire come se nulla fosse le lezioni, solo «vedendosi» da casa o dal salotto.

«Ma intendo da subito mobilitare i professori – spiega Artini – perché quotidianamente restino in contatto con i ragazzi». Del programma gli interessa il giusto. «Non voglio si sentano abbandonati per dieci giorni: la scuola è una comunità, deve rimanere unita in questa emergenza». Intanto ieri ha ricevuto decine di telefonate dalle famiglie: perché il decreto lo fanno a Roma ma l’unico interfaccia riconosciuto è il preside. «Sul piano didattico chiederò di consigliare letture e magari step sulle varie materie».

Dal Pier della Francesca il preside Luciano Tagliaferri si divide tra le sue realtà forti: il Liceo Artistico e il Convitto. «E’ chiaro che il Convitto non lo posso chiudere: ci sono ragazzi che vengono dal Brasile, c’è un palestinese, ci sono altri le cui famiglie sono nella zona rossa o in quella gialla. Le lezioni saranno sospese ma non li lascio per strada, a meno che non vengano i genitori a riprenderli».

Una previsione: non verranno. E’ preside anche al Vegni. «Un’altra eccezione sono le realtà che sono anche aziende agrarie non puoi mandare tutto a male». Sul resto? «Sono i singoli docenti a dover intervenire per creare un ponte con i ragazzi. Pronti a mettergli a disposizione altri mezzi: un lavoro che capisco sia volontario ma sono certo che tanti dei miei docenti si metteranno in moto.

Tutte le scuole hanno le classiche Lim, le lavagne interattive, grazie alle quali alcuni ragazzi malati hanno già via via seguito lezioni da casa. «Il problema – commenta Grotti – è che non abbiamo avuto tempo di organizzarci, dobbiamo correre ai ripari», I mezzi principali sono quelli della tecnologia: il «cloud», Whatsapp. Al Redi tutti i ragazzi hanno indirizzi di posta elettronica per lo scambio di informazioni. E chissà che qualcuno non trovi anche il modo di far suonare la campanella sopra il letto