Incendio alla Lem
Incendio alla Lem

Arezzo, 14 aprile 2021 - Non c’era solo una porta-finestra forzata nella Lem andata a fuoco. Poco prima dell’incendio di giovedì sera è scattato nella fabbrica di Levane anche l’allarme anti-intrusione, come a dire che qualcuno è entrato di soppiatto dentro lo stabilimento. E tutto lascia pensare che lo abbia fatto per appiccare le fiamme.

E’ questo il vero elemento decisivo che ha indotto il Pm Angela Masiello ad iscrivere il fascicolo di reato come incendio doloso, mentre l’altra indagine, quella del collega Marco Dioni sul rogo che ha distrutto la Valentino Shoes adiacente il venerdì precedente, resta rubricata come incendio colposo. Questa del resto è l’idea che sta maturando in procura sul doppio rogo di Levane, quello che aveva suscitato, e ancora suscita, ombre inquietanti per una coincidenza così strana da parere impossibile.

Il primo incendio alla Valentino potrebbe essere stato casuale, innescato da una circostanza fortuita. Ma qualcuno ne ha poi approfittato per metterci una manina maliziosa, quella del fuoco che ha pesantemente intaccato la Lem, anche se l’azienda galvanica, che produce soprattutto accessori per la pelletteria di lusso ha già ripreso il lavoro dopo uno sforzo straordinario nel weekend per rimuovere i danni e le macerie delle fiamme.

In tal senso fanno propendere anche le immagini delle telecamere interne ed esterne della Valentino: nessuno che entra o esce prima e durante il rogo, nessun movimento sospetto in una fabbrica che per le lavorazioni effettuate è particolarmente soggetta al rischio fuoco. Ecco allora che i Pm e anche i vigili del fuoco, che stanno ancora lavorando alla ricostruzione, ipotizzano la doppia origine, l’ignoto o gli ignoti che hanno approfittato del caos scatenato dal primo rogo per andare a colpire il vero bersaglio.

C’è anzi chi pensa (ma è uno scenario residuale) che l’obiettivo sia sempre stata la Lem e che l’altro incendio sia il frutto di un errore. Ma chi poteva aver interesse a dar fuoco? L’idea più inquietante, e anche più suggestiva, è quella della matrice mafiosa, avvalorata dalle dichiarazioni del segretario della Cgil Alessandro Mugnai e anche da quanto scrive la fondazione Caponnetto.

Tutto ciò presupporrebbe però un controllo militare del territorio da parte delle mafie di cui non si è mai avuto sentore, anche se le infiltrazioni di camorra e Ndrangheta in Valdarno ci sono e anche preoccupanti. E poi che convenienza avrebbe la Piovra, che nell’Aretino e in Toscana ci sta soprattutto per riciclare in pace i soldi sporchi dei traffici del Sud, ad accendere un riflettore che inevitabilmente rende più difficile e rischioso lavare i soldi di dubbia origine?

Ecco allora un altro scenario, quello del piromane solitario, per follia oppure per rancore, qualcuno che aveva motivo di vendicarsi, magari per un rapporto di lavoro tormentato. Resta l’ultima ipotesi,l’assicurazione, ma le aziende sembrano troppo solite per avvalorarla. I contratti sono stati comunque acquisiti dagli inquirenti.