I Negrita all'Anfiteatro
I Negrita all'Anfiteatro

Arezzo 1 agosto 2021 - Per la prima volta è pieno anche il porticato del Museo Archeologico, trasformato in un privilegiato loggione teatrale. I riflettori colorano le antiche pietre dell’Anfiteatro Romano di Arezzo di rosso, oro e blu. Lo scenario perfetto per una serata che sancisce indissolubilmente il legame tra i Negrita e la loro città. Pubblico e artisti si sono fatti un regalo reciproco di stima e affetto, dove il concerto “a casa” è diventato “il concerto”, di quelli che forse non si ripeteranno più non per la qualità di una band che non ha più niente da dimostrare, capace di anno in anno di rivedere, riarrangiare, reinterpretare  i brani di venticinque anni di carriera, mai uguali, ma per l’atmosfera: unica. 

Certo la consapevolezza di stare registrando un album live e un video speciale per Mtv Unplugged che verrà presentato ufficialmente per la prima volta a novembre alla  Milano Music Week spinge a dare il meglio, ma da qualche tempo a questa parte anche il pubblico aretino sta dando il meglio come presenza, partecipazione, affetto: si è sciolto. E per di più un pubblico che sabato sera andava dagli 80 ai 2 anni. C’erano tutte, ma proprio tutte le generazioni. C’erano i vecchi amici, i tanti professionisti aretini della musica, giornalisti musicali famosi, artisti saliti sul palco a cantare come Manuel Agnelli e Piero Pelù, complice il produttore Barbacci e una lunga carriera condivisa. 

All’inizio la fatica di stare seduti è tanta, ma chi aveva assistito all’ultimo concerto al Petrarca due anni fa sapeva già come fare. La scelta delle canzoni “svestite di elettrico e di potenza”, annuncia Pau, e un palco arredato come un salotto con abat jour a paralume e lampadari di cristallo invitano ad un ascolto lento e attento. “Siamo seduti come voi - ricorda Pau - e cercheremo di raccontarvi come sono stati questi anni di questi ragazzi di provincia partiti da Arezzo  verso un viaggio carico di speranze. Stasera registriamo il concerto per Mtv e voi sarete dentro il film e dentro un album live”. 

Già, la vita è un gioco, e questa canzone  segna l’inizio di questo viaggio in giro per il mondo ma anche il racconto di esperienze personali, il sogno di Hollywood, la paura della malattia nella struggente versione di “Brucerò per te”, le atmosfere latino americane di Buenos Aires, il “Dannato vivere”, quella “Canzone per te” che invita a  cambierai la pelle, ma restando speciale, senza buttarsi via.

Ma i Negrita sono i Negrita e fanno rock’n’roll, basta poco per accendere il pubblico anche da seduto: “Arezzo canta con noi”, “siamo bellissimi”. E’ anche la notte dei ricordi, degli amici che “Non torneranno più”.

Un drone ronza di continuo sopra la platea gremita dell’Anfiteatro. Dal palco deve essere uno spettacolo perché anche Pau si ferma, si guarda intorno e si rivolge direttamente a Ghinelli: “Sindaco, sei contento di questa serata magica? Perché non ci assumi come assessori al decoro urbano o anche solo al decoro delle rovine etrusco-romane?”.

Il passato corre veloce, torna al primo album del 1994, al brano “Atomi”, agli artisti che ti segnano in gioventù come “Hemigway”, alla rivolta contro i potenti con “Il libro in una mano e una bomba nell’altra”, alla ricerca della felicità, l’immancabile “Magnolia”. Poi arriva Manuel Agnelli degli Afterhours con “Non è per sempre” e la "Sympathy for the devil” dei Rolling Stones che pare annunciare anche l’altro ospite, Piero Pelù, costretto a stare sedere anche lui ma con lo sgabello messo a dura prova durante “El diablo” e quella battuta che Pelù vuole per forza: “la dico io, la dico io: mama mia el diablo Licio Gelli”. 

“Grazie a Piero, ai Litfiba e ai loro album abbiamo cominciato a suonare, per noi un alieno che segue sempre il suo sogno” lo saluta Pau. 

Troppo facile concludere che  con Pau, Drigo e Cesare, Cristiano Dalla Pellegrina, Guglielmo Gagliano e Giacomo Rossetti è stato “Un giorno di ordinaria magia” ma “la botta di orgoglio” che i Negrita  dicono di aver provato suonando ad Arezzo, come ragazzi che “hanno imparato a sognare” e non hanno ai smesso e che “Rotolando verso sud” hanno condiviso con il pubblico “Gioia infinita” l’hanno dimostrata con sorrisi, abbracci, felicità vera. Parla Drigo per tutti, lascia le sue chitarre, prende il microfono e urla “indimenticabile”.