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11 mag 2022

Madonna del Parto, capolavoro senza pace L’opera appesa a una concessione edilizia

Il sindaco Romanelli: "La sentenza deroga al divieto di ampliamento nelle cappelline dei cimiteri ma per legge è solo il 10 per cento"

erika pontini
Cronaca

di Erika Pontini Chissà che avrebbe detto ‘Piero’ sapendo che 500 anni dopo la sua opera, inno alla maternità, che ritrae Maria quasi una donna qualsiasi che si porta la mano al ventre e sorregge il peso della gravidanza, è appesa a una concessione edilizia del comune di Monterchi. Il paese che diede i natali alla madre dell’artista e adesso dovrà decidere se autorizzare quei pochi centimetri di ampliamento. Scartoffie che col sacro dovrebbero aver poco a che spartire. Ma tant’è. Ci sono voluti oltre 10 anni di contese giudiziarie, tre gradi di giudizio, 200mila euro di spese legali (prima con la Diocesi, poi con il Mibact) e adesso il destino della Madonna del Parto resta legato a un visto del Comune, come una qualunque veranda pagana per il barbecue, che dovrà eventualmente concedere il via libera alla cappellina cimiteriale che il ministero dei Beni culturali ha scelto per accogliere nuovamente l’opera di Piero nel posto in cui la dipinse nel 1450 circa. Anzi, no. Perché la chiesa originale venne abbattuta nel 1786 e con essa i rosoni che la illuminavano al sorgere del sole, al suo posto realizzato prima un cimitero e poi la cappella di 30 metri quadrati. Sarebbe un luogo idilliaco, immerso nella verde campagna toscana al confine con l’Umbria che ‘guarda’ al borgo fortificato e, se non fosse per lo spazio angusto, l’umidità che sale dal torrente Momentana e ha già ammalorato il pavimento nuovo, e il contesto lugubre, sarebbe il palcoscenico perfetto per far rivivere il mistero della Vergine. Così non è più e, nel frattempo, la Madonna ha trovato casa in una ex scuola trasformata in museo ma con una sola opera: un luogo destinato altrimenti a ‘morire’. Ma in cui tra Comune, Regione e Stato è stato speso oltre mezzo milione di euro. Doveva essere una ...

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