Alessandro Valentino
Alessandro Valentino

Arezzo, 16 febbraio 2019 - Incubo finito, con tante scuse da parte dello Stato e quasi 18 mila euro di risarcimento per l’ingiusta detenzione. Alessandro Valentino oggi ha vent’anni e può davvero dire di aver chiuso i suoi conti con la giustizia dopo tre anni di inferno e tre mesi di detenzione tra comunità e arresti domiciliari per un’accusa di stalking del tutto inventata, anzi frutto di una serie di falsificazioni telematiche della ragazza che lo ha accusato insieme ad altre 10 persone.

Dopo il proscioglimento del tribunale dei minori di Firenze nel maggio 2018, qualche giorno fa è arrivata anche la sentenza di appello: i 92 giorni di detenzione, due mesi in una comunità di recupero per minori in provincia di Perugia e un mese ai ‘domiciliari’ nell’estate 2015 sono stati ingiusti, visto che Valentino si è sempre dichiarato innocente e grazie alle verifiche sugli smartphone anche il giudice lo ha prosciolto da ogni accusa.

L’avvocato Gabriele Brandi che ha difeso Valentino, oggi parrucchiere in Valdarno, è raggiante: «Esprimo la mia soddisfazione la Corte una volta per tutte ha messo la parola fine a questa vicenda travagliata per il mio assistito sia da un punto di vista processuale che personale. È chiaro che nessuna somma potrà mai ripagarlo dei giorni passati in comunità e in permanenza domiciliare ma questa pronuncia testimonia l’ingiustizia subita da Valentino quando ancora era minorenne».

La storia era stata raccontata in anteprima nel giugno scorso da La Nazione e poi ripresa dai media nazionali, comprese Le Iene di Mediaset che avevano dedicato alcuni servizi alla clamorosa vicenda. La presunta vittima degli stalker, una ragazza all’epoca minorenne, secondo la sentenza, si era inventata tutto (anche la violenza sessuale da cui la vicenda si origina) per attirare l’attenzione di un ex fidanzatino che non voleva saperne più.

Coinvolgendo anche parenti e amici in una vendetta «tecnologica»: undici giovani, tra cui Alessandro Valentino, erano accusati di aver tempestato di messaggi sui social network e su WhatsApp la ragazza dopo che lei aveva denunciato il presunto stupro subìto dall’ex fidanzatino, a turno con un amico più grande, nei pressi di una stazione ferroviaria del Valdarno.

Minacce se avesse parlato, intimidazioni e offese andate avanti per mesi. Ma la verità giudiziaria è un’altra: prima l’assoluzione dei due giovani per la violenza sessuale, subito dopo l’incredibile colpo di scena nel processo che riguardava l’accusa di stalking tramite i messaggi. Il tribunale dei minori ha accertato che la ragazza aveva utilizzato un’app per telefoni mobili che si chiama «Yazzy» e che falsifica le schermate dello smartphone.

Le migliaia di messaggi minatori sulle chat di Facebook e altri social erano tutte inventate di sana pianta. Da qui l’assoluzione per tutti e il risarcimento per Alessandro Valentino.