I tre autori e il labirinto prima del taglio
I tre autori e il labirinto prima del taglio

Arezzo, 16 luglio 2014 - Prima il montone, poi la canapa, un anno fa i panni stesi, le cascate di libri e perfino alcuni degli spettacoli teatrali. Icastica non fa rima con polemica ma di certo vanno a braccetto. Sullo sfondo dell'ultimo caso eclatante: la soppressione del labirinto. 

Non ha fatto in tempo a raggiungere quei due metri di altezza ai quali sarebbe stato completo. Non ha fatto in tempo perché l'altra mattina gli operai del Comune sono arrivati e lo hanno tagliato a zero: barba e capelli al labirinto di canapa che stava crescendo in via Pier della Francesca, inserito nel percorso di Icastica.

Un'installazione realizzata da Valentino Carrai, Luca Mauceri e Carlo Trucchi, coordinati dal critico d’arte Danilo Sensi che ha selezionato l’opera. Di canapa. Canapa sativa, quella usata per i tessuti o a fini edilizi. Però canapa. 

Dalla Questura è stato avanzato un dubbio, girato al sindaco. «Ma siamo sicuri che siano assolutamente prive di tossicità?». Ovvero, per tradurla in soldoni, che non abbiano niente a che spartire con la canapa indiana, quella degli spinelli insomma. Un maxi-spinello lì, sui viali dietro la Stazione e, tra l'altro, a 100 metri dalla Questura?

Il sindaco Fanfani ha chiesto il parere della Asl. L'azienda conferma che quei cespugli non sono tossici ma...«Sono piantine non tossiche, perché sono solo la parte “maschio”. Il problema è che fino alla completa fioritura non si potrà sapere se ci siano anche le femmine». Quella che contiene le sostanze psicoattive, insomma. 

Quindi? Davanti all'incertezza il sindaco ha ordinato di azionare il decespugliatore. Via tutto. E il curatore Danilo Sensi protesta: «Mi hanno chiesto pochi giorni fa di produrre un certificato che attestasse la non tossicità dei semi usati, ne ho fatto richiesta ad Assocapana, l’ufficio legale mi stava preparando il documento. Senza aspettare, l’opera è stata tagliata. Avvilente ma non finisce qui». 

«In una splendida giornata come questa per Arezzo, con ospiti come Alessandro Mendini, il filosofo Emanuele Severino e il direttore del Centro Pecci Fabio Cavallucci, non intendo fare polemica». Macrì tiene duro e forse resiste alla tentazione di andare oltre. «E’ come quando muore un clochard. Tutti ne parlano, tutti si scandalizzano, ma nessuno lo aveva notato prima quando aveva bisogno di aiuto».

Per l'ennesima volta più secco il curatore Danilo Sensi. "La salute dei cittadini e dei visitatori non è mai stata in pericolo e mai lo avrei permesso. I semi per l’opera provengono dall’Associazione Assocanapa, sono stati regolarmente acquistati e sono praticamente innocui e certificati come tali dall’Associazione. Non erano necessari i controlli fatti e non era necessario distruggere un lavoro costato fatica e impegno. Non posso però non provare delusione e rammarico per ciò che è accaduto".

Anche il direttore artistico Fabio Migliorati non entra in polemica: ma assicura che quell'angolo del percorso non rimarrà vuoto, i tre artisti del labirinto si inventeranno qualcos'altro.