LA PROTESTA IN PIAZZA_13378096_034813
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Arezzo, 16 aprile 2019 - Il conto che il liquidatore della vecchia Banca Etruria Giuseppe Santoni presenta ai vertici della Banca Etruria che fu è pesantissimo, più pesante di quanto non lasciassero intuire le prime indiscrezioni. Ben 116 milioni e spiccioli di richiesta danni, che stanno alla base del maxisequestro di case, ville, palazzi, appartamenti al mare e in montagna, terreni, disposti dal tribunale nei confronti di 16 imputati e appena confermato dal Riesame.

Dove oggi, tanto per rimanere in tema, si svolgerà la seconda puntata, con il ricorso presentato da due accusati che era arrivato in ritardo per l’udienza di venerdì scorso. Sono due sindaci revisori, Carlo Polci e Franco Cerini, ma quest’ultimo potrebbe aver rinunciato in extremis. Solo da loro Santoni vuole 11 milioni: 5 da Polci e 6,2 da Cerini, cifre calibrate sulle base delle delibere di credito contestate a ciascuno.

Almeno Polci, però, presenta tra i motivi di ricorso l’incongruenza della somma: troppo, dice il suo avvocato Stefano Del Corto, rispetto a quanto c’è nel capo di imputazione. Come se il liquidatore e il suo avvocato Giacomo Satta avessero sbagliato i conti. Le possibilità di successo? Poche per quanto riguarda il dissequestro.

Difficile che in tre giorni il Riesame presieduto dal giudice Marco Cecchi smentisca se stesso dinanzi ad argomentazioni giuridiche sostanzialmente simili. Il nostro giornale è in grado nel frattempo di anticipare l’istanza di Santoni con tutte le richieste di danni ai 16 ex amministratori di Bpel. Una classifica che è guidata, come La Nazione aveva già scritto, dall’ex consigliere Alberto Rigotti, con 21 milioni e 359 mila euro calcolati come risarcimento. Al secondo posto c’è invece un ex dirigente del credito che non è mai apparso in prima fila ma che evidentemente ha messo mano a molte pratiche di prestito: Piero Burzi, cui la curatela chiede 14 milioni e mezzo.

Terza piazza per un altro dirigente, Federico Baiocchi Di Silvestri, imputato anche nella truffa Etruria: da lui si vogliono 11 milioni e 900 mila. Stangata anche per un altro ex consigliere, Enrico Fazzini (8,8 milioni) e per l’ex sindaco revisore Franco Arrigucci, 8,1 milioni. A seguire l’ex vicepresidente Giovanni Inghirami, con 7 milioni e 850, l’altro vice Giorgio Guerrini con 6 e 950.

A quota 5,4 milioni l’ultimo presidente Lorenzo Rosi, seguito a 5 da Alberto Bonaiti, anche lui ex Cda,e a 4,6 ancora da un revisore, Mario Badiali. Chiudono la lista Giovan Battista Cirianni con 3 milioni e 450 mila, l’ex manager di Sacci Augusto Federici, con 2,950 e gli ex consiglieri Giampaolo Crenca con 2,850 e Carlo Platania con un milioni e 200 mila. L’ultimo a dire il vero sarebbe Maurizio Bartolomei Corsi, con 600 mila euro, ma per lui il tribunale ha detto no al sequestro.