Marco Carrara
Marco Carrara

Arezzo, 24 luglio 2021 - Risponde al primo squillo, quasi a spazzare via l’idea che sia diventato un fantasma. Marco Carrara, da anni lanciato nell’avventura a fondo perduto dell’area Lebole, ti prende in contropiede e insieme rompe gli indugi. E’ vero, come veniva ipotizzato in consiglio comunale, che sta preparando la ritirata, che è in procinto di vendere o mettere in vendita l’area? Pochi secondi di silenzio, forse appesi alla distanza pur non vertiginosa tra Arezzo e Pistoia. «Sto lavorando con tutte le mie forze per far partire il progetto sull’area Lebole».

L’imprenditore non è di quelli che regalano troppi aggettivi, una parola è quasi sempre troppo. «Sono il primo interessato a che questa vicenda veda finalmente la luce». In mattinata era stato il sindaco Alessandro Ghinelli a ribadire l’allarme sul silenzio della proprietà, in risposta ad un’interrogazione dal Pd di Alessandro Caneschi.

«Quest’apparente inerzia potrebbe essere interpretata come una volontà di cessione dell’area»: l’aggettivo spezzava un po’ l’affondo su Pistoia ma era stato ancora più esplicito il giorno prima in una diretta su Radiofly, ipotizzando addirittura gruppi o imprenditori aretini. Non solo: che la vicenda la veda in un punto non morto ma quasi lo conferma anche la premessa sul degrado, oggetto del pressing di Caneschi.

«Ho dovuto prendere atto che gli edifici della ex Lebole non insistono sulla viabilità pubblica e dunque non ci sono i presupposti giuridici per intervenire su di essi con un’ordinanza, ad esempio, di demolizione. Si può imporre semmai un ripristino della recinzione per evitare che l’area diventi sede di rifugi notturni».

Pausa. «Ma temo che questo brutto biglietto di visita ancora resterà per un po’ di tempo, al netto degli sviluppi futuri». Caneschi chiedeva se avesse ragione l’assessore Marco Sacchetti ad essere pessimista o la collega Francesca Lucherini ad essere fiduciosa. Lucherini che il suo ottimismo lo ribadisce da remoto, la condizione lunare nella quale continuano a svolgersi i consigli comunali (ma perché si sta per correre Giostra e non si riesce a far guardare in faccia 30 consiglieri?).

«Sono sempre stata ottimista. Parliamo di un’iniziativa privata ma il Comune ha fatto tutto ciò che era nella sua competenza, dal rilascio dei permessi a costruire la stesura della convenzione. Spero che la situazione si sblocchi presto. A oggi non registriamo criticità sulla sicurezza».

Che il sindaco fosse un po’ più sbilanciato verso la linea Sacchetti è evidente. Ma la risposta di Carrara almeno per ora toglie le castagne dal fuoco a tutti. Richiama lui, dopo qualche minuto, per essere ancora più esplicito. «Vorrei che una cosa fosse chiara: non c’è stato mai neanche un minuto nel quale non mi sia speso e non mi sia impegnato per far partire il progetto Lebole. So quanto la città ci tiene, so, cosa voglia dire in termini urbanistici: e quanto sia importante per noi». Ammette che una fase di silenzio c’è stata.

«L’ultimo incrocio risale alla fine di giugno» spiega. Il sindaco alla radio aveva aggiunto che in genere almeno via messaggio si sentivano una volta alla settimana, «frequentazioni» ora interrotte. «Ho un numero di telefono fisso, una mail, un cellulare: non mi pare siano caratteristiche dei fantasmi» conclude Carrara con il sorriso sulle labbra. Carte in tavola, materiale con il quale l’imprenditore ha la massima dimestichezza. Il resto è appeso ai prossimi giorni.

«Non vedo l’ora di poterne parlare a ruota libera» conclude. Tutto mentre il consiglio si divide sul Pinqua, il piano della qualità abitativa. La maggioranza gongola per l’ammissione del progetto, la minoranza spara sul fatto che l’occasione sia stata colta a metà, nei progetti e nelle risorse. E soprattutto sul fatto che quei soldi non siano per niente certi.

«Per ora – incalzano Marco Donati e lo stesso Caneschi – bastano per i primi 180: noi siamo al 267° posto». Entrambi dubitano che quei denari arrivino. Monica Manneschi e Francesca Lucherini no. E la linea rossa tra pessimismo e ottimismo si allunga.