LA PROTESTA IN PIAZZA_13378098_034814
LA PROTESTA IN PIAZZA_13378098_034814

Arezzo, 20 aprile 2019 - Si sono presi dieci giorni per pensarci sopra. Per riflettere sugli argomenti delle parti civili, che a raffica (le richieste sono altre 200 oltre alle 2mila provenienti dall’udienza preliminari) vogliono entrare nel processo della bancarotta Etruria, e per compulsare le istanze delle difese che invece chiedono di mettere tutti fuori, gli azzerati come il liquidatore della vecchia Bpel e il Comune di Arezzo, che anch’esso spera di essere ammesso in aula. In tanto baillamme di schermaglie giuridiche, i giudici scelgono di non decidere subito, di rimandare tutto al prossimo appuntamento, il 3 maggio, subito dopo il superponte di primavera, quando avranno modo di risentire i protagonisti e di rileggere le memorie presentate.

Intanto, i veri «latitanti» del processo restano gli imputati, i 25 big del vertiche che fu, accusati del crac più clamoroso mai avvenuto da queste parti. Anche ieri in aula non se ne è visto nessuno, tutti contumaci, tutti lontani dal luogo in cui si decide il loro destino. E chissà se se tutti o almeno alcuni decideranno di farsi vivi quando il processo entrerà nel vivo, a partire da settembre. Eh sì, perchè anche la prossima udienza del 3 maggio sarà essenzialmente tecnica, dedicata alle eccezioni preliminari, anche se ci sono alcuni passaggi destinati a far simbolo.

Uno è sicuramente la scelta del tribunale sul diritto del liquidatore Giuseppe Santoni di restare in aula, insieme al suo avvocato Giacomo Satta. Gli avvocati difensori dicono che non dovrebbe esserci, più o meno con gli stessi argomenti con cui hanno contestato al Riesame il maxi-sequestro da lui promosso (solo in questo processo chiede 116 milioni). Ma nessuno dei giudici che si sono pronunciati sul blocco dei beni, neppure quello (il Gup Giampiero Borraccia) che si è dichiarato per il no al sequestro, si è spinto a negare che Santoni possa restare parte civile.

L’esclusione dunque sarebbe una scelta clamorosa e per ora difficilmente pronosticabile. Così come farebbe rumore il no alla costituzione di Lidia Di Marcantonio, la vedova di Luigino D’Angelo, il pensionato che si suicidò dopo aver scoperto che le sue subordinate erano diventate carta straccia. La signora è diventata un po’ la metafora di tutti gli azzerati, che in lei vedono riflesse, magari più drammaticamente, le loro storie e il loro calvario.

C’è infine il caso del Comune di Arezzo, unico ente territoriale che chiede di essere parte civile dopo essere già stato bocciato dal Gup. Ma noi, argomenta l’avvocato Lorenzo Zilletti, abbiamo subito un danno d’immagine esemplificato da tutto quanto si è scritto di Bpel nonchè dalla sua compenetrazione col retroterra aretino e anche una perdita di chance: non c’è più nessuno che dia di mano nel restauro di opere d’arte, teatri, caffè storici. Quanto vale tutto ciò? Per ora Zilletti non quantifica. Si vedrà più avanti, se i giudici non dicono no