Viareggio, 10 ottobre 2017 - Aveva solo 15 anni Nicolina Pacini quando venne uccisa. Aveva solo 15 anni e una vita intera davanti a sé. Spazzata via dalla follia omicida dell’ex compagno della madre, ma forse anche dalla burocrazia italiana. E’ questa almeno la convinzione dello studio legale Cimino di Roma che ha assunto l’incarico (con patrocinio gratuito) di tutelare gli interessi dei genitori Ezio Pacini e Donatella Rago, tornati entrambi a Viareggio. Secondo l’avvocato Gelsomina Cimino la quindicenne non doveva trovarsi davanti alla fermata del bus. Anzi non doveva trovarsi proprio a Ischitella e men che meno sotto la tutela dei nonni materni.

Le accuse che lancia il noto studio legale romano sono fortissime. Di quelle che lasciano il segno. A loro avviso sono spariti i fascicoli che riguardano gli affidi di Nicolina dai Tribunali dei Minori di Firenze e Bari. E inoltre non ci sarebbe da nessuna parte lo straccio di un documento con cui la bambina veniva affidata ai nonni materni. Nulla di nulla stando alle ricerche svolte finora.

Fino ad oggi si era sempre detto che la ragazzina, insieme al fratellino di 12 anni, era stata temporaneamente affidata ai nonni materni. «Non è affatto vero. La realtà che emerge dalle nostre indagini – spiega l’avvocato Gelsomina Cimino – è ben diversa. Noi siamo riusciti a trovare la documentazione del Tribunale di Bari del 2007, ’09 e ’11. Questi procedimenti si chiusero tutti con un’archiviazione e sapete perché? Perché il Tribunale di Bari si considerava territorialmente incompetente e rinviava gli atti al Tribunale di Firenze».

Che in sostanza faceva la stessa cosa. Tanto che nel 2013 ha fatto una rogatoria per comunicare ai colleghi di Bari che la bambina era residente a Ischitella e che quindi ricadeva sotto la loro giurisdizione. «Ma di questa rogatoria – spiega ancora l’avvocato Cimino – non c’è più traccia. Siamo andati di persona al Tribunale di Firenze per chiedere questo fascicolo e tutti gli altri che riguardavano la bambina, compresi quelli che stabilivano l’affido all’istituto De Sortis, ma la cancelliera non li ha trovati. Ha detto che forse erano in un magazzino di Sollicciano. Hanno mandato un commesso a controllare ma non ha trovato niente».

Insomma, secondo la ricostruzione dello studio legale Cimino di Roma, i due Tribunali si sarebbero rimpallati la responsabilità di prendere una decisione. «Ma nessuno l’ha fatto nonstante il Pm di Bari – prosegue Gelsomina Cimino – avesse esplicitamente chiesto che i due bambini fossero seguiti da un istituto specifico o affidati a una casa famiglia, togliendoli ai genitori, ma anche ai nonni, cui nessuna autorità, di fatto, ha mai affidato, temporaneamente o no, la tutela dei ragazzi».

Quindi Nicolina sarebbe stata ancora viva se i Tribunali dei minori, negli anni precedenti, avessero preso la decisione caldeggiata dal Pm. «Ma ora che Nicolina è stata uccisa, sono spariti i fascicoli. Ma noi – prosegue – abbiamo tutte le carte in mano per fare la guerra».

E oggi stesso saranno depositate due denunce. La prima al Tribunale di Genova, competente per le attività svolte dai giudici di Firenze e la seconda al Tribunale di Foggia, a sia volta competente, per le attività svolte dai giudici di Bari.