Pontedera, 11 agosto 2017 -  Aurora, appena 7 anni, per mano alla mamma ha accompagnato babbo Giorgio al presidio davanti alla fabbrica: l’uomo passerà la notte qui, nel buio afoso della zona industriale di Gello, per difendere il suo posto di lavoro e quello della moglie. Entrambi sono operai in Tmm a Pontedera, tutti e due saldatori: in fabbrica si sono conosciuti e innamorati vent’anni fa. Ora che hanno una figlia, si trovano a dividere la loro giornata tra la casa di Forcoli e il picchetto. Tmm, che produce silenziatori e ha deciso di mandare tutti a casa dalla sera alla mattina, per loro era l’unica entrata.

Questa bambina, che guardava curiosa quel posto strano, con tutta quella gente, le tende, le bandiere rosse, le brandine per dormire, ha acceso i lucciconi sui tanti occhi stanchi e arrabbiati dei compagni dei suoi genitori, del sindacalisti presenti, dei molti che si avvicinano a tutte le ore per portare solidarietà.

Impossibile restare insensibili davanti alla storia di Giorgio e Barbara e alla scena di Aurora, che i genitori lasciano giocare con le bandiere – quasi per non farle accorgere che in quel luogo si sta consumando un dramma – prima di dare il bacio della buonanotte al babbo che resta per «resistere». Marco Comparini, leader della Fiom Cgil in Valdera, almeno per un attimo, ha ceduto alla commozione e l’ha voluto condividere scrivendo un pensiero sul suo profilo Facebook: «...mi domando che cosa resterà ad Aurora di questi momenti; nel vedere il babbo che dorme in fabbrica, durante le ferie, per difendere il proprio posto di lavoro. Speriamo che ad Aurora restino solo un piacevole ricordo ed un insegnamento per lottare e ribellarsi ogni volta che qualcuno vorrà togliergli un diritto e la dignità!». Questa è la storia Giorgio Gambale ha 51 anni e Barbara Tardelli 41: lavorano in fabbrica dagli anni ’90 e, quando l’azienda era gruppo Parrini, si sono salvati entrambi da una drastica riduzione di personale. Loro però si sono conosciuti quando l’azienda diventò Tmm e gli operai furono riuniti in un unico stabilimento: «Ne abbiamo viste molte in questi anni – racconta Giorgio – . Ma negli ultimi tempi c’era la produzione così massiccia, secondo me, a destare sospetto. Ne abbiamo parlato spesso con mia moglie, ma non credevamo che finisse così. Mi chiedo con quale coraggio hanno agito in questo modo e ritengo sia vergognoso che lo Stato consenta certi comportamenti aziendali: per colpa loro abbiamo perso il lavoro entrambi e con questa situazione, ora, dobbiamo fare i conti».

La bambina che l’ha accompagnato al presidio, però, ha commosso tutti. «Aurora è una bambina intelligente, forse ha capito qualcosa – aggiunge Giorgio –. Noi non le abbiamo detto niente. Non voglio che soffra, sto male io ma lei non deve, non è giusto». «Continueremo a lottare – prosegue Giorgio –. Anche mia moglie, di giorno è qui, vogliamo vedere se riusciamo a salvare qualcosa». Giorgio non molla, Barbara neppure. Sono tra le colonne presenti sotto la tenda anche quando picchia duro il sole del primo pomeriggio. Aurora però non sa quello che sta accadendo, anche se la disoccupazione non è una vergogna e nemmeno una sconfitta ma piuttosto, almeno per chi ha ancora parecchi anni davanti a sé, una sfida. Giorgio ha finito il turno, resta Barbara. Lui ha bisogno di dormire, perché lo aspetta un’altra notte. E’ dura, ma il bacio di Aurora è benzina per il motore. Anche se oggi gioca e si muove incuriosita, un giorno capirà cosa accadeva in quel posto pieno di bandiere e lo ricorderà con orgoglio: magari distesa su un prato, con gli occhi al cielo e nel cuore la forza e il coraggio del babbo e della mamma che «resistono».