Fauglia, 14 aprile 2017 - Ora parlano i genitori: «Una così diffusa pratica di maltrattamenti da parte di operatori nei confronti dei ragazzi non può che sollevare dubbi sulla vigilanza e sulla gestione del personale, ma soprattutto sulla poca attenzione che sicuramente è stata rivolta ai bisogni degli utenti». Lo scrive la Agosm, associazione delle famiglie degli ospiti della struttura di Montalto della Stella Maris, in una nota affidata al’avvocato Annalisa Cecchetti che ne è portavoce. La vicenda è quella dei presunti maltrattamnenti (documentati dai video) ai danni di oltre 20 ospiti per la quale c’è un’inchiesta della Procura della Repubblica di Pisa che ha già portato all’allontanamento dal lavoro di nove operatori su disposizione del Gip Iadaresta. Una vicenda che ha destata clamore e sconcerto.
«I ragazzi di Montalto non sono disabili abbandonati dalle famiglie e accolti per un qualche tipo di carità – proseguono i familiari – sono persone affette da gravi disabilità per i quali i genitori, a prezzo di gravi sofferenze, hanno dovuto concordare con il servizio sociosanitario di appartenenza l’inserimento in struttura, talvolta in regime di diurno, con rientro alla propria abitazione ogni sera, talvolta in regime semiresidenziale o residenziale».
«Il rilievo assunto dalla vicenda ha indotto istituzioni e autorità a vario titolo coinvolti nella gestione di Montalto a porre in essere tutte le verifiche sulla struttura, e nel corso di tali verifiche sono state evidenziate molte delle irregolarità che Agosm evidenziava da tempo e che, inspiegabilmente, fino ad oggi non avevano impedito alla struttura di mantenere l’accreditamento – prosegue la nota – Oggi tutti si sono mossi, tra cui la chiusura dei moduli prefabbricati finora utilizzati per la riabilitazione, e che sono stati giudicati non idonei».
I moduli che sono stati chiusi infatti erano gli unici spazi disponibili per fare riabilitazione: una soluzione che anni fa era stata scelta in via provvisoria e che poi, nel silenzio di tutti, era diventata definitiva. «Ora però la loro chiusura immediata rende assai difficile lo svolgimento della riabilitazione e mette a rischio la stessa permanenza in attività della struttura». Eventualità che Agosm non ha mai voluto e chiesto «consapevole della difficoltà, per non dire dell’impossibilità, che incontrerebbe la necessità di ricollocare oltre 60 utenti sul territorio».