Pisa, 16 luglio 2016 - «Dobbiamo tornare a occuparci delle periferie e superare il concetto di centro storico bomboniera che cattura tutte le attenzioni di chi governa». Da domani mattina sarà colpa del solito fraintendimento («..in realtà il concetto era più articolato», già sentiamo le unghie scivolare sugli specchi). Sicuramente. E non ne dubitiamo. Ma quella frase racchiude tutto lo iato che c’è tra la politica e i cittadini (e non più la sola casalinga di Voghera). Ve lo possono raccontare i residenti di via Ulisse Dini e con loro quelli di via Dalmazia o di via della Faggiola. Per non parlare di quelli di via Mascagni, via Catalani o di viale Gramsci. Le uniche «bomboniere» che conoscono sono quelle comprate da Giordano per battesimi, comunioni e matrimoni. Perché il centro in cui loro abitano è tutto all’infuori di un «chicchino». Da anni il loro diario giornaliero è costellato di notti insonni per il rimbombare di tamburi, di risvegli improvvisi per i fetori di urina (o vomito, fa poca differenza), e di passeggiate all’alba su tappeti di cocci di vetro.

Per non dire dei muri violentati di scritte o affissioni abusive. Di pusher e ‘sentinelle’ in servizio permanente effettivo ventiquattro ore su ventiquattro. Un degrado e una trasandatezza che non ha eguali. Sicuramente, non in periferia. Neanche al Cep o a Gagno. Dove pure i problemi non mancano. Ma più per l’assenza di un articolato piano di manutenzioni (strade, marciapiedi e illuminazione) che per i disagi provocati da frotte di ‘perdigiorno’ e ‘bivaccatori’ . E neppure a Sant’Ermete dove la vera emergenza resta quella della costruzione delle nuove case popolari dopo i sigilli a quelle vecchie. La ricucitura delle periferie è un tema architettonico-urbanistico-sociologico da affrontare e sicuramente da inserire in un programma elettorale. Ma non prima dell’emergenza centro storico. E non certo con quella punta di snobismo cara all’universo radical-chic. La disaffezione alle urne ne è la riprova. Alle ultime amministrative i votanti, a fatica, hanno raggiunto il 50 per cento degli aventi diritto. Una vera e propria fuga dai seggi. Ci sono sindaci eletti da un quarto degli amministrati. Ai fini del risultato cambia poco. Ma quanto può durare? Chiedetelo a Hillary Diane Rodham (a queste latitudini più nota con il nome del marito). Nei salotti americani (cari ai vacanzieri in cashmere) nelle ultime presidenziali non aveva rivali. Addirittura veleggiava forte anche nei club vicini a Repubblicani. Poi, però, a voltarle la faccia sono stati quelli strati sociali da sempre riferimento dei Dem a stelle e strisce. Il trionfo del populismo? Se ci limitassimo a una lettura superficiale sì. Ma sarebbe riduttivo. Come sanno bene anche in Inghilterra e in Francia. E’ proprio l’incapacità di arrivare alla sostanza dei problemi ad aver gonfiato le vele della Brexit, della Le Pen e di Trump. Là sono stati gli sconfitti della globalizzazione (annullati, all’esterno, dalla concorrenza dei paesi del terzo mondo e, nei loro paesi, dagli immigrati). Qui sono tutti coloro che ogni giorno sono assediati dal degrado e che non sognano le «bomboniere», ma il ritorno al decoro. Che, poi, magari porta anche turismo, lavoro e nuove opportunità.

Buona domenica.