Lucca, 19 giugno 2017 - Sarà l’autopsia, disposta dal pubblico ministero Massimo Terrile, a stabilire con certezza le cause della morte di Massimo Di Michele, l’esperto sub lucchese (ma residente a Pescia) di 57 anni, morto sabato pomeriggio durante un’immersione a Camogli. L’uomo si era immerso fino a 120 metri, profondità a cui si trova il relitto dell’U-Boot 455 della seconda guerra mondiale, e stava ritornando a galla quando si è sentito male. Pochi istanti dopo, nonostante i disperati tentativi di prestargli soccorso, è spirato.

Gli investigatori, tramite l’esame autoptico sul cadavere che sarà effettuato nei prossimi giorni, vogliono accertare se l’ipotesi al momento più accreditata, ovvero quella di un malore fatale accusato da Di Michele durante la fase di risalita, sia in effetti quella giusta per spiegare la dinamica di una tragedia che ha lasciato attoniti e in preda alla disperazione amici, parenti, colleghi e semplici conoscenti dell’uomo, da tutti ricordano come un subacqueo scrupoloso e attento, non certo alle prime armi con le immersioni anche a profondità piuttosto proibitive, come quella di sabato che purtroppo nel breve volgere di pochi istanti si è trasformata in un dramma al momento senza un perché.

Come è prassi in queste circostanze, è stata anche posta sotto sequestro l’attrezzatura che Di Michele stava utilizzando negli ultimi istanti di vita. Approfondimenti tecnici che, in questo caso, saranno fondamentali per fugare ogni dubbio sul corretto funzionamento delle attrezzature stesse. Non si può infatti escludere l’eventualità di un guasto tecnico o la possibilità che nelle bombole sia finita una miscela d’aria errata, tale da procurare uno scompenso respiratorio e quindi la morte. Anche i compagni d’immersione che erano con Di Michele in quegli istanti concitati, tra cui la compagna Elena Abate e l’istruttore dell’agenzia didattica subacquea Tsa, Marco Primierani, sono stati a lungo interrogati dalla Capitaneria di Porto nella speranza che il loro racconto possa essere utile a ricostruire i punti ancora oscuri dell’accaduto.

La salma di Massimo Di Michele, dipendente della Selene, azienda di Pontetetto che produce sacchi per la spazzatura, è stata trasferita all’ obitorio dell’ospedale San Martino di Genova e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Solamente dopo l’autopsia, quindi non prima di un paio di giorni, il cadavere dell’uomo sarà restituito alla famiglia che potrà quindi procedere alla celebrazione dei funerali.

L.V.