La Spezia, 1 giugno 2017 - Un anno e tre mesi di indagini non hanno scalfito la convinzione dei carabinieri, anzi l’hanno rafforzata: l’avvocato Marco Corini, malato terminale di cancro, venne ucciso con una sedazione-bomba di Mizadolam, dalla sorella Marzia, medico anestesista, tornata al suo capezzale dopo anni di (quasi) black-out relazionale, impegnata com’era negli ospedali da campo nei ranghi di Medici senza frontiere, nelle zone di guerra, della disperazione. Non fu un’eutanasia per sottrarlo al dolore lancinante – come lei ha cercato di spiegare respingendo l’accusa di omicidio volontario per poi ammettere di aver sottratto furtivamente il Mizadolam dal reparto di Rianimazione dell’ospedale di Pisa dove aveva accesso libero per i suoi trascorsi professionali – ma di un atto mosso dall’interesse economico, con precisi obiettivi: evitare che Marco, grazie ad una nuova terapia che aveva concertato con gli oncologi di fiducia di Milano e Livorno, potesse combattere per restare ancora qualche mese in vita, così da sposare la giovane fidanzata seychellese Isa Barrak o, quanto meno, formalizzare le sue reali volontà, de visu, al notaio, quello che avrebbe dovuto incontrare a casa (ma l’appuntamento venne rinviato in mattinata a nuova data da stabilire) lo stesso giorno in cui, invece, esalò l’ultimo respiro: il 25 settembre del 2015, attorno alle 19.

La ricostruzione dell’accusa è desumibile dall’avviso, a firma del pm Luca Monteverde, col quale Marzia è stata ieri informata della chiusura delle indagini, nella prospettiva di chiedere di essere interrogata o depositare memorie. Qualcosa da dire, Marzia? Alla domanda postale per telefono, non c'è stata risposta: ha interrotto la linea.

Invece Fabio Giannelli, l’infermiere, inizialmente accusato di concorso del delitto, sospettato di aver procurato la sostanza venifica nella consapevolezza del fine omicidiario ma ora chiamato solo a rispondere di un mini-peculato (una manciata di euro) per gastroprotettore, catetere e flebo prelevati a Pisa e portati nella casa di Ameglia nel pomeriggio del 25 agosto: "Non ho ricevuto nulla. Non voglio dir nulla, cerchi di comprendermi. Grazie". Sì, nessun atto notificato, per il semplice fatto che la sua posizione è stata stralciata, per lui solo un procedimento a Pisa per peculato.

Fu dubque Marzia a procurarsi il Mizadolam: e per questo ora è anche accusata di furto. Per un reato nuovo in entrata, uno in uscita: quello di distruzione del testamento redatto da Marco Corini nel luglio 2015, quello che escludeva la sorella dalla successione, indicando nella fidanzata la beneficiaria (quasi esclusiva) del tesoro. Inizialmente la contestazione era in concorso con l’avvocato Giuliana Feliciani. All’esito delle indagini, la responsabilità della sparizione del testamento è ricondotta solo al legale (ex compagna di studio del legale) che risponde anche in solitario di circonvenzione d’incapace perché, in mancanza di querela della madre di Marzia, la procura non può procedere nei suoi confronti della stessa.

Marzia e Giulia condividono l’accusa di falso in testamento, quella già nota (relativa al testo risalente al 18 settembre) e quella nuova, relativa alla rimodulazione post-mortem.

Corrado Ricci