Grosseto, 16 marzo 2017 - Finiti gli spazi sulle Mura i «graffitari» di basso profilo, quelli che invece di fare disegni artistici imbrattano monumenti con segni privi di senso o messaggi di dichiarato amore, adesso prendono di mira anche gli alberi. Proprio sulle Mura Medicee, nell’ampio spazio verde attorno alla stele del monumento ai Caduti è una vera e propria strage. In pratica ogni pino marittimo riporta la «firma» dello pseudo-artista che l’ha realizzata. Verosimilmente si tratta di ragazzi. Difficile immaginare un cinquantenne divertirsi con la bomboletta spray sulla corteccia di un albero.

Il "marchio" apposto è come se fosse una specie di indirizzo di casa. Ogni giovane imbrattatore, o anche ogni coppia di innamorati, ha il suo albero. Chi lo ha identificato con una scritta («La Giamma»), chi semplicemente con un segno apparentemente senza alcun significato. Blu, fucsia e giallo i colori scelti per macchiare gli alberi. Che a differenza dei monumenti sono esseri viventi e per questo segnati a vita da questo genere di bravate. Chissà se questi writers per noia sanno cos’è la fotosintesi clorofilliana e quanto siano importanti gli alberi per l’esistenza umana? Se sono a conoscenza di quanto sia importante, sopratutto in città, uno spazio verde alberato come quello che impreziosisce la fortezza?

Le Mura e i monumenti che essa ospita, comunque, restano sempre il primo oggetto del desiderio per gli imbrattatori di turno. Alle scritte vecchie sui mattoni di cotto se ne aggiungono costantemente di nuove. Il tema cantato è sempre lo stesso: l’amore. Dal classico «Mi manchi», all’ardito «Fino ad odiarci» passando per «Sei la mia svolta».

Il monumento maggiormente imbrattato è di certo quello ai Caduti. Scritte in nero spray ovunque. Sul basamento, ma anche sui leoni ai piedi della stele. Segni e scritte che letti così non hanno un particolare significato. Probabilmente lo avevano nel momento in cui sono state fatte, e certo solo per chi era lì presente. Viste e lette oggi hanno soltanto il sapore di uno sfregio. Perpetrato ai danni di un monumento dedicato a chi è morto per regalare quella libertà di cui questi writers probabilmente abusano.

Comunque la brutta moda dello scarabocchio sul muro o sul monumento di turno non investe soltanto le Mura Medicee che eppure sono il simbolo di Grosseto. Il problema è diffuso e basta farsi un giro. Il sottopasso di via Sauro è stato trasformato in una lavagna per la libera fantasia dei graffitari. Anche alle quattro strade, dove di spazi sui piloni che reggono il cavalcavia ferroviario ce ne sono in abbondanza, scritte e disegni non mancano.

Qui, a dir il vero, si rileva un po’ più di estro, specie nel primo tunnel, quello che ospita il passaggio ciclo-pedonale, dove le scritte sono un pochino più artistiche e ben colorate. Nell’ultima delle quattro campate, invece, si può addirittura leggere «namiorenghekio» che probabilmente dovrebbe stare per il mantra buddista «Nam-myoho-renge-kyo». Che Francesco Gabbani sia passato per Grosseto quando si è sentito ispirato per la sua Occidentali’s Karma?