Firenze, 5 novembre 2017 - È un vulcanico regista toscano che dal 2015 lavora a Fabrica, centro di eccellenza di ricerca nella comunicazione fondata a Treviso dal ’94 da Luciano Benetton dove viene data la possibilità a giovani talenti di tutto il mondo di formarsi e progettare su design, fotografia, grafica, video, interaction, musica e giornalismo. Un hub creativo che ha permesso al cecinese Mattia Mura, 25 anni, di realizzare il suo sogno: quello di diventare una promessa del cinema mondiale, visto che il suo primo docufilm “Drew Nikonowicz - Notes from Anywhere” (clicca qui per il trailer) è stato selezionato tra i finalisti del Lidf ( London International Documentary Film Festival ), uno dei Festival di documentari più importanti al mondo.

Il soggetto riguarda l'esperienza in Italia del giovane amico e compagno di studi a Fabrica, il fotografo americano del Missouri Drew Nikonowicz vincitore dell' Aperture Portfolio Prize e sarà proiettato in prima assoluta il 24 novembre durante la kermesse che terminerà il 26 nella sede prestigiosa del British Museum. Il documentario di 12 minuti è opera di Mattia Mura con la partecipazione di Drew Nikonowicz e Gabriele Riva e la collaborazione di Roberta Donatini (graphic designer), Kendra Sanders (script supervisors) e Alessandro Favaron (responsabile area video), Antii Ikonen (composer) e Alberto Martino (sounds editor) e Isaac Vallentin (songs).

Mattia come ti senti dopo aver saputo di essere tra i 50 finalisti del Festival?

Stentavo a crederci, visto che per era la prima volta che realizzavo un documentario, nato dall'idea di raccontare la storia di Drew dopo averlo conosciuto al Centro di Treviso e averlo portato in giro per l’Italia per fargli apprezzare le nostre bellezze, a partire da quelle toscane. Lui ha scattato per ogni luogo la sua fotografia ed è rimasto affascinato dal paesaggio alpino. Raccontare il rapporto tra reale ed immaginario, tra natura e tecnologia, mi ha permesso di esplorare un nuovo linguaggio che, adesso, posso dire mi rappresenta anch'esso insieme al cinema.

Un aggettivo per sintetizzare questa tua esperienza.

Sconvolgente è il termine più appropriato. Essere tra i finalisti è già una vittoria, è lo stimolo ad andare avanti e fare sempre meglio. Come film maker ho avuto sinora molte soddisfazioni, adesso ho intenzione di realizzare anche altri progetti di documentario.

Quali?

Dopo alcuni sopralluoghi e riprese di quest'estate in Marocco, ho intenzione di realizzare un progetto sulla vita delle popolazioni berbere, partendo dalla storia di un altro amico italo-marocchino, Karim El Maktafi. Un modo per parlare dei valori identitari, di appartenenza ad una comunità nomade. L'altro, invece, riguarda la comunità spirituale di Damanhûr in Piemonte, tra Aosta e Torino, che è già nella fase di montaggio e di uscita nel 2018. Un lavoro, quest’ultimo, che mi ha permesso di raccontare attraverso la voce femminile della ragazza svedese protagonista, un altro modo possibile di vivere, molto lontano dal nostro. Non ultimo, vorrei scrivere un libro (il 5° dopo l'ultimo uscito nel 2006). Dopotutto, ogni linguaggio è un mezzo per comunicare la realtà del mondo e dell'essere umano e lasciare un messaggio che può interpretarsi dal pubblico sia positivamente che, negativamente.

Ad oggi quale esperienza ti manca?

Una di lavoro all'estero che spero di fare al più presto. Vorrei andare in Svezia o nell’Est europeo, tra Ungheria e Slovacchia dove sono presenti altre residenze d'artista, come lo è Fabrica, che ti permettono di realizzare progetti finanziati su particolari temi.

Potremmo vederti addirittura il prossimo anno agli Oscar di Los Angeles?
 

Beh sarebbe un sogno. Vero è, che il vincitore della categoria “Short documentary” avrà la possibilità di qualificarsi agli Oscar Annual Academy Awards di Los Angeles. Mai neanche avrei immaginato tale opportunità!. Rimanendo coi piedi per terra, posso dirmi finora soddisfatto del mio percorso professionale e, con l'occasione voglio ringraziare chi ha collaborato e creduto in me a partire dal responsabile area video di Fabrica Alessandro Favaron e dalla mia famiglia artistica.