Barbiana (Firenze), 19 giugno 2017 - E’ un luogo dello spirito, dove tutto è rimasto come ai tempi di don Milani. A Barbiana si arriva da mendicanti di senso. Sì, la frase è di Pascal, ma spiega bene il motivo per cui soprattutto il sabato e la domenica gruppi di persone, di ogni età, estrazione sociale e provenienza salgono i ripidi tornanti, riasfaltati per l’occasione, che portano al piccolo borgo, circondato non più da poderi, ma da agriturismo con piscina e case coloniche trasformate in ville.

E proprio dal bordo della prima piscina, fatta costruire da don Milani stesso per insegnare a nuotare ai suoi montanari, un modo anche questo per educare e non farli sentire inferiori ai cittadini, il Papa martedì mattina parlerà a un ristretto numero di invitati.

Saranno poco più di 130, un po’ perché lo spazio, dove da pochi giorni è stato anche piantato un cipresso che sarà chiamato Francesco, non può contenere molte persone, ma soprattutto perché il Santo Padre ha voluto un incontro intimo, riservato, aperto dalla sua preghiera sulla tomba del Priore, nel piccolo cimitero a un centinaio di metri o poco più dal prato in cui atterrerà l’elicottero pontificio, alle 11,15. Arriverà da Bozzolo di Mantova, dove Francesco avrà reso omaggio alla memoria di don Primo Mazzolari, altro sacerdote “folle di Dio” e messo in un angolo dalle gerarchie del tempo.

E’ un gesto simbolico e di sostanza. Ieri, nella cappellina del camposanto, lo scultore Antonio Di Palma, un barbianese d’adozione, ha ricollocato la sua croce di legno, colorata di azzurro e bordata d’oro. A fianco c’è intagliata una frase di don Lorenzo: “Abbattiamo i muri che ci impediscono di andare incontro ai poveri e additargli la croce”. VISTO che la visita è a numero ultrachiuso, qualcuno ha lasciato sul piccolo altare messaggi per Francesco.

Singolare una quadretto con scritto a rilievo in argilla “A noi care tutto” fatto dai bambini di terza, quarta e quinta della primaria Pascoli di Sesto che in un biglietto indirizzato al Papa scrivono: «Se ti fa piacere prendere questo quadro fatto da noi in onore di don Lorenzo Milani, te lo regaliamo volentieri»; Andrea, 10 anni, ha lasciato scritto invece un messaggio: «Vicino alla croce su un sasso ho scritto ciao Papa, spero di vederti presto, per favore firma qui» con tanto di penna blu già pronta; Elena e Marco assicurano di pregare «per te e per la chiesa e per il dono di ottenere sante vocazioni. Signore concedici tanti giovani sacerdoti coraggiosi come te e don Milani».

“Bene” si limita a un «Ti voglio bene, ciao» con stella e cuoricino stilizzati. Soffi di gioia, come il vento leggero che nella Bibbia annuncia il Signore, e che nella luce di metà pomeriggio spira fra gli alberi intorno alla chiesa e alla canonica-scuola. No, non è una domenica come le altre. A tratti si avverte il suono che fa il silenzio per dirla con Guccini, in altri momenti il brusio dei visitatori, di un gruppo del sud, di alcuni amici di Budrio, accompagnati da un frate di Montesenario.

«C’è meno gente del solito - dice Sandra Gesualdi, una delle anime della Fondazione, che insieme a una trentina di volontari tiene aperta Barbiana tutto l’anno - Dopo l’annuncio della visita del Papa le prenotazioni sono aumentate: a oggi ci hanno visitato in 7.000, l’anno scorso abbiamo incontrato più di diecimila persone fra scolaresche, gruppi parrocchiali ed ecclesiali, insegnanti, senza contare chi arriva da solo, senza avvertire».

E’ un pellegrinaggio continuo, da un centinaio di persone per volta nei giorni festivi, in un luogo che non è un museo, ma dove tutto è come allora, strumenti didattici, libri, cartelloni, perfino tavoli e mobili, «una scuola attiva - tiene a dire Sandra - dove si discute, ci si confronta, si dialoga “alla barbianese”» grazie a una quindicina di accompagnatori che guidano nell’aula del cartello “I care”, sul bordo della piscina, nella piccola chiesa per concludere il giro alla tomba di don Lorenzo, da dove invece il Papa inizierà la sua salita a Barbiana, il prete Bergoglio che incontra il prete Milani.

«Qui deve cambiare il meno possibile»: conclude Sandra. Difficile darle torto: Barbiana è un ecosistema, se ne turbi l’equilibrio c’è il rischio di non capire più come un posto dimenticato, non da Dio, ma certo dagli uomini, sia diventato un posto dove a 50 anni dalla morte del Priore si continua a fare testimonianza, col Vangelo in mano senza per questo esibirlo, accogliendo tutti gratuitamente. Michele Gesualdi, uno dei primi sei allievi e presidente della Fondazione, aveva già invitato Francesco a Barbiana due anni fa, poi l’arcivescovo Betori, che sarà il primo ad accogliere il Pontefice sceso dall’elicottero, ha reso possibile il sogno: «Quando proposi al Papa di venire a Barbiana per il 50° anniversario della morte di don Milani - ha detto giovedì scorso ai sacerdoti fiorentini - temetti di aver osato troppo, ma rimasi subito sorpreso dalla disponibilità di Papa Francesco». E il gran giorno è arrivato.