Empoli, 7 gennaio 2017 - Sotto la coltre renziana il dibattito nel Pd dell’Empolese Valdelsa si sta rianimando. o lo farà presto in vista del congresso. Dopo la batosta del referendum costituzionale, ma non dalle nostre parti, la maggioranza nel segno del segretario Renzi sta mostrando la sua composizione. Nel partito le sensibilità addormentate stanno cominciando a farsi vedere. Basti ricordare che qualche anno fa la nostra zona aveva dato risultati alti a Franceschini, senza contare gli estimatori di Bersani. Poi, la maggioranza del partito era diventata renziana in omaggio alla necessità-opportunità di governare il Paese. Adesso ci sono movimenti che fanno pensare a un abbandono del carro del vincitore che non è più tale.

Ad esempio, si muove il sottosegretario pratese Giacomelli, mentre anche i seguaci di Civati, rimasti in buona parte nel partito senza seguire il ‘capocorrente’, dovranno decidere come collocarsi. Bisogna ricordare che il quadro dei massimi esponenti, i parlamentari, è quello espresso dalle elezioni del 2013, in cui l’ex presidente del Consiglio non aveva la maggioranza. E poi si dovrà vedere quale sarà il quadro degli aspiranti alla poltrona di segretario nazionale. Al momento in corsa abbiamo il presidente della Regione, Enrico Rossi, e il rappresentante di un altro ‘pezzo’ della sinistra, Roberto Speranza.

Ed è proprio il governatore della Toscana, Rossi, a sembrare il concorrente più agguerrito, almeno da queste parti. Ci sono dirigenti del Pd che si chiedono, chi con ansia e chi con speranza, quale effetto avrà la sua candidatura all’incarico romano sulla platea delle primarie. La sensazione è che la mossa del presidente della Regione, compiuta in tempi non sospetti, quando nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulle sue possibilità, adesso, dopo il risultato negativo delle urne, possa scompigliare il campo di battaglia. Il governatore pontederese è un propugnatore di una sterzata a sinistra che al voto ha subito il rovescio insieme a Renzi, visto che ha sempre detto di votare per il sì al referendum.

Ci sono politici del Pd, e non solo della minoranza, che pensano che la sua candidatura possa raccogliere consensi sia nella sinistra del partito che nelle schiere dei renziani, più o meni delusi. D’altra parte la poltrona del presidente della Regione non è di quelle ininfluenti sulle sorti della Toscana, senza dimenticare che Rossi vanta buoni risultati e una posizione di diversità rispetto a Renzi che non ha però mai messo in discussione il premier sulle cose. Questo atteggiamento potrebbe essere premiante anche tra gli orfani del Renzi vittorioso, che non dovrebbero abiurare completamente alle loro convinzioni visto che voterebbero per un oppositore leale. Resta l’incognita sul numero dei concorrenti antagonisti a Renzi: si parla infatti di altri contendenti, tra cui Emiliano, il collega di Rossi in Puglia.