Empoli, 27 maggio 2017 - DOPO il libro «Cioni ti odia», il popolare Graziano Cioni, il pontormese che ha fatto più carriera in politica, propone un secondo volume dal titolo «Cioni ti ama», (Sarnus editore, 14 euro) che viene presentato stamani alle 10 nella sala della Misericordia di Empoli. Sembra quasi che colui che è stato definito lo sceriffo, per le sue prese di posizione in tema di sicurezza, voglia impersonare le due figure, rese famose dai film americani sui poliziotti, dello sbirro cattivo e dello sbirro buono.

«Soprattutto, dopo esser partito dalle scritte degli anarchici contro di me (“Cioni ti odia”, appunto, n.d.r.) stavolta volevo guardare di più al mio amore per Firenze».

Cosa fa, disdegna la Pontorme che le ha dato i natali?

«Mai, ci sono nato e ci rinascerei. Penso che il Dna si formi anche per effetto dell’ambiente in cui si vive. Un quartiere, meglio della definizione di frazione, in cui c’erano persone come Enzo Masini, detto Baggiano, che si fece il funerale da vivo, o Rolando Fiorini, che andava a spasso con una talpa al guinzaglio, è chiaramente insostituibile. Ci si conosceva in base ai soprannomi».

Nel libro affronta uno dei suoi grandi dolori, la perdita di sua figlia, Valentina...

«Era giusto parlarne perché la vita è un flusso in cui alle gioie si susseguono i dolori. Certo, la morte di mia figlia (per un incidente stradale il 22 novembre 1996, n.d.r.) non è equiparabile a nessun altro dolore. Non è giusto che i figli muoiano prima dei genitori».

Lei viene considerato un nemico giurato della massoneria per aver fatto pubblicare gli elenchi degli appartenenti alle logge...

«Non ho mai ritenuto giusto che ci fossero logge coperte, ma la storia della pubblicazione deve essere raccontata. Né io né il caporedattore di Firenze de l’Unità, Gabriele Capelli, eravamo d’accordo. Intervenne però il direttore del giornale, Veltroni, che diede personalmente l’ordine di pubblicare gli elenchi. Ma per tutti il responsabile della pubblicazione sono sempre stato io».

Nel 2008, quando era già praticamente in corsa per la carica di sindaco di Firenze, incappò nell’inchiesta sulle vicenda dell’area di Castello che fece sfumare le sue possibilità. Che ne pensa?

«Sono caduto sotto il piombo della magistratura, anche se poi, come scrivo nel libro, ci sono pure altre questioni. I massoni, che me l’avevano giurata, e anche qualche compagno che non mi vedeva di buon occhio. In questo cose, quasi sempre, la verità sta nel retroscena».

I suoi rapporti con Renzi? «Me lo presentò l’onorevole Lapo Pistelli della Margherita come suo collaboratore parlamentare e segretario della Margherita. Poi l’ho ritrovato presidente della Provincia, un ruolo ritenuto di serie B.Ma i Ds, che lo avevano accettato, non avevano capito nulla di lui».

Lo ha aiutato?

«Sì, dopo l’avviso di garanzia ho fatto campagna per lui alle primarie per Palazzo Vecchio. Ma poi, il Renzi che è contro i sindacati e dice no alle bandiere rosse non mi è piaciuto. Rifiuta tutto quello che è di sinistra. Eppure fa il segretario di un partito che ha in sé l’eredità dei Ds».