Alfonso Signorini e Valeria Marini a Torre del Lago (foto Aldo Umicini)
Alfonso Signorini e Valeria Marini a Torre del Lago (foto Aldo Umicini)

Torre del Lago (Lucca), 28 luglio 2018 - Applausi tanti e a scena aperta fin dal primo atto: anche fosse stata un po’ di claque sarebbe andata bene lo stesso. Ma non c'è stata mai una forzatura: ha debuttato al Festival Puccini di Torre del Lago il nuovo allestimento di La Bohème per la regia di Alfonso Signorini, sul podio a dirigere Alberto Veronesi.

La struggente storia d’amore di Mimì e Rodolfo – Elena Mosuc e Francesco De Muro – la spensierata allegria e i sogni della giovinezza sullo sfondo di una Parigi in esplosione in tutte le arti, è andata in scena l’altra sera in una prima nazionale che è stata un omaggio all’Impressionismo francese. Nei panni di Musetta la bravissima Lana Kos, Mauro Bonfanti è Marcello; Daniele Caputo è Schaunard; Alessandro Guerzoni, Colline. Va detto che questa soluzione registica de «La Bohème» è finalmente rispettosa dell’autore: resta un’opera in quattro quadri, e nella firma di Alfonso Signorini c’è tutta l’ispirazione e anche la commozione verso il romanzo di Murger e quel libretto che ebbe una gestazione laboriosa, per la difficoltà di adattare le situazioni e i personaggi del testo originario ai rigidi schemi e all’intelaiatura di un’opera musicale.

Va ricordato che «La Bohème» fu rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino, diretta dal ventinovenne maestro Arturo Toscanini, con buon successo di pubblico, mentre la critica ufficiale all’inizio si dimostrò piuttosto ostile, ma poi dovette presto allinearsi ai generali consensi. Quella andata in scena a Torre del Lago è stata una «Bohème» di meritato successo, prima cosa per la sensibilità registica di Signorini, rispettosa dei valori della tradizione operistica e molto efficace nelle belle scene firmate da Leila Fteita che ha ricostruito il vibrato della luce che si posa sulle case di Parigi. Un’opera che finalmente rimette un punto e a capo sulla voglia spasmodica di registi tendenti a sbalordire (!) modernizzando le opere di grandi autori e interpretandole – diciamolo – spesso a casaccio.

Signorini attraverso il lavoro registico ha in qualche modo rinnovato il pensiero pucciniano, avvicinandosi all’autore, si capito da tutto, in punta dei piedi e con grande rispetto. In scena, con le musiche dirette con vigore e passione da Alberto Veronesi, donne e uomini eleganti che passeggiano con ombrelli cappellini per le strade di Parigi. E in mezzo a tutto questo fervore la storia dimessa di Mimì. La struggente storia d’amore di Mimì e Rodolfo la spensierata allegria e i sogni della giovinezza. Sempre un’emozione un’opera al Gran Teatro Puccini dove tutto sembra sia fatto con il cuore: le scene sono state curate dai carristi del Carnevale di Viareggio. Un successo di pubblico e standing ovation per interpreti, direttore d’orchestra e regista visibilmente commosso. Per quest’anno è prevista solo una replica il 3 agosto: è la quinta opera in cartellone del 64° Festival Puccini. Un lavoro proposto con il cuore che arriva al cuore: da non perdere. Applausi ripetuti.