La rinascita del parco. Il piano per via Zara. Un bosco di latifoglie con il cuore di Pineta

L’agronomo Marta Buffoni ha suggerito al Comune una riqualificazione “mista“. Pini domestici e di alpensi al centro, incorniciata da querce, lecci e frassini.

La rinascita del parco. Il piano per via Zara. Un bosco di latifoglie con il cuore di Pineta

La rinascita del parco. Il piano per via Zara. Un bosco di latifoglie con il cuore di Pineta

Un bosco col cuore di Pineta. È questo il piano che l’agronomo Marta Buffoni di Seravezza suggerisce per ripopolare il parco dell’Uccelliera, alle spalle di Città Giardino, ormai svuotato dell’ombra e dei suoi giganti. Vittima di un diradamento progressivo del verde cominciato nel 2019 con lo stramazzo di alcuni piccoli gruppi di piante, rese nei decenni sempre più fragili per la mancanza degli interventi di cura, che ha modificato irreversibilmente la delicata stabilità di quella che a Viareggio è conosciuta come la “Pinetina di via Zara“, risalente ai primi del Novecento.

"I vuoti che si sono creati – a seguito di quel primo importante episodio, cinque anni fa – hanno cambiato le dinamiche di equilibrio della Pineta, creando nuovi punti di ingresso del vento" spiega l’agronomo Buffoni. Che attraverso le immagini raccolte da Google Earth Pro ha ricostruito il rapido declino del parco, fino all’ultima, forte, libecciata che ha investito la città nell’autunno 2023 allargando la voragine verde. Da qui l’intervento che ha trasformato il fronte Sud della Pineta in una spianata, con numerosi pini ormai instabili crollati lo scorso novembre sotto i colpi dalle ruspe della ditta incaricata dal Comune dell’intervento “di messa in sicurezza dell’area”, a cui è seguita successivamente anche la messa a dimora di giovani pini.

Il progetto della dottoressa Buffoni, che è stata incaricata dal Comune di realizzare un progetto organico per la tutela e la riqualificazione ambientale del parco, consiste, come anticipato, "nel ripristino della Pineta in purezza nella zona centrale del sito e – si legge nella relazione tecnica – dalla contestuale costituzione di un bosco misto di conifere e latifoglie, vicine alla viabilità pubblica e alle aree più frequente, prossime a panchine e giochi per bambini". Questa soluzione – "che consente di conservare l’effetto paesaggistico, col pino ad occupare il piano dominante" – è al vaglio della commissione paesaggistica, e per restituire ossigeno ad una area ormai asfittica il Comune ha previsto un investimento da 200 mila euro.

La scelta del parco misto, con prevalenza di latifoglie (70%) e pino (30%), "si configura come quella più rappresentativa dell’ambiente “naturale“" spiega ancora l’agronomo Buffoni, e la compresenza di specie diverse "aumenta la biodiversità di un sito, migliorandone la capacità complessiva di far fronte alle avversità di vario tipo, sia climatiche che – aggiunge – fitopatologiche". Procedendo dall’interno verso l’esterno – secondo l’impostazione del piano – la pineta lascerà il posto alle sole latifoglie, "al fine di assicurare una fascia di sicurezza del perimetro del parco popolato da piante a crescita più lenta e di più semplice gestione, che possano essere potate per il mantenimento delle dimensioni di altezza, a differenza del pino e delle conifere in generale". Il progetto prevede il reinserimento del pino domestico e l’inserimento del pino alpense – per ostacolare la diffusione dell’insetto fitofago Tumeyella –, da mettere a dimora nelle zone centrali e dunque più distanti dalle strade. E spostandosi gradualmente verso l’esterno verranno piantati esemplari di roverella (la quercia più diffusa in Italia), leccio e frassino.

L’agronomo suggerisce di procedere alla sostituzione della vecchia pineta "in un’unica soluzione", poiché – prosegue la relazione firmata da Buffoni – è la meno invasiva e la più economica dal punto di vista operativo, in quanto se ben assistiti le giovani piante già dopo 5 o 6 anni dall’impianto assumeranno dimensioni e forme in grado di compensare la situazione precedente". L’intervento unico non richiederà inoltre l’ingresso ripetuto con i mezzi meccanici, con i relativi e inevitabili danni ad eventuali blocchi di piante già inseriti, né la ripetuta chiusura del parco per la presenza del cantiere forestale. "In ogni caso l’impianto dovrà essere realizzato in autunno o primavera, evitando lo stress da trapianto durante i mesi più freddi e per assicurare alle giovani piante un periodo di affrancamento prima della stagione estiva", e l’amministrazione Del Ghingaro vorrebbe poter cominciare subito, nella primavera ormai imminente

Ma perché non considerare l’ipotesi di ricostituire una pineta pura? "La scelta di ripristinare la pineta di pino domestico in purezza ha una valenza esclusivamente conservativa; il pino domestico è infatti ampiamente diffuso in Italia nelle zone litoranee, in particolare lungo la costa Tirrenica, tanto da assumere un significato emblematico quale elemento caratteristico del paesaggio mediterraneo". Tuttavia la dottoressa Buffoni ha sconsiglia questa scelta, "poiché – sostiene nella relazione – andrà costituire un ecosistema estramemente fragile sia per motivi climatici che fitopatologici".