Daniele Cervino
Cronaca

Vannini e la paura per Bove: “Soccorsi tempestivi. Oggi Curi si sarebbe salvato”

L’ex centrocampista del Perugia racconta gli ultimi attimi accanto a Renato. “Ho rivissuto in tv la paura e lo sgomento di allora. Ma adesso è diverso”

Franco Vannini

Franco Vannini

Perugia, 3 dicembre 2024 – “E pensare che Renato Curi quella partita non avrebbe dovuto giocarla... ”. Era il 1977 e allo stadio di Pian di Massiano, il Perugia primo in classifica a pari merito con Juventus e Milan, stava affrontando proprio la Vecchia Signora. Il numero 8 del Grifo aveva recuperato in extremis dall’infortunio ed era regolarmente in campo, schierato da Ilario Castagner. Gara bloccata nel primo tempo. Al via, nella ripresa, il calciatore biancorosso si accascia improvvisamente al suolo, su un terreno zuppo d’acqua. E non si alzerà più. Accanto a lui, in campo, c’era Franco Vannini. “Sono stati attimi terribili, anche se non avevamo piena coscienza di quanto stava accadendo, abbiamo saputo soltanto a fine gara che Renato era morto”, racconta oggi l’ex giocatore biancorosso. Sono trascorsi 47 anni da quella tragedia. E domenica pomeriggio, al “Franchi”, quando Edoardo Bove è crollato a terra a gioco fermo per un attimo si è temuto il peggio. Proprio come allora. Per fortuna il giocatore viola è stato subito soccorso e trasferito in ospedale. Sta meglio e il peggio sembrerebbe passato.

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Vannini, il mitico Condor, classe 47, riavvolge il nastro dei ricordi e torna indietro nel tempo. “Quanto accaduto a Firenze mi ha riportato a quella maledetta domenica di tanti anni fa a Pian di Massiano – spiega tra nostalgia e tristezza –. Ho guardato il tv il centrocampista viola cadere. ll gesticolare disperato dei suoi compagni. Ho rivisto nei loro occhi la paura e lo smarrimento. L’arrivo dei soccorsi. Ho pensato che il ragazzo è stato comunque più fortunato di Renato Curi perché i tempi sono cambiati. Oggi si è pronti a intervenire con tempestività. A bordo campo ci sono medici, ambulanze. Cose che purtroppo non c’erano quando giocavo io. Renato è stato forse il primo calciatore a perdere la vita in campo. Da allora scienza e medicina hanno fatto passi da gigante, ma soprattutto si è preparati a capire in tempo il problema”.

All’epoca, invece, non fu così. Quando il numero 8 del Grifo perse i sensi, nessuno dei giocatori, come tutti gli sportivi in ascolto o allo stadio, poteva immaginare che non sarebbe più tornato. Mentre la partita, tra compagni e avversari ignari, proseguì, il calciatore del Perugia venne caricato su un’ambulanza e portato al Policlinico del capoluogo. Racconta Vannini: “Renato era a pochi metri da me. Cadde dopo un momento di sforzo. Arrivò la barella, venne portato fuori dal campo. Non ci hanno detto più nulla. Pensavamo: ’Speriamo torni presto a darci una mano’ . Poi a fine gara, nello spogliatoio, la verità: non ce l’aveva fatta. È stata tremendo”. Sulla città e su tutto il calcio italiano calò il silenzio. Il suo battito del cuore si era inceppato. “Forse Renato aveva problemi cardiaci. Ma sono sicuro che oggi si sarebbe salvato”, ammette Vannini che manda un messaggio di incoraggiamento al centrocampista della Fiorentina. “Sono molto contento che Bove stia meglio. Ora mi auguro che si riprenda del tutto e che possa tornare presto a giocare a calcio”.