Federico Chiesa insieme a papà Enrico
Federico Chiesa insieme a papà Enrico

Firenze, 19 luglio 2016 - «SE FEDERICO è contento, e l’ho sentito felice, per me va benissimo. Anche io sono felice per lui». Enrico Chiesa, tanto spietato sotto porta quanto papà esemplare, preferisce il profilo basso dopo che Sousa ha ufficialmente aperto la carriera di ‘Chiesino’ tra i grandi. Il presente è questo, il futuro si vedrà. E promette bene. «Mi fido delle scelte della Fiorentina e mi fido soprattutto di Paulo Sousa. E poi Federico è da dieci anni alla Fiorentina e loro lo conoscono molto bene. Non hanno certo bisogno che io dica qualcosa», aggiunge Chiesa Senior che se potesse – per il bene del figlio – preferirebbe essere un signor nessuno e non un giocatore da 561 presenze tra i professioniti e 206 reti, tenendo fuori le gare con la maglia azzurra e i relativi gol. «Non voglio andare oltre – chiude con cortesia – perché mi sembra giusto così. Federico è un ragazzo che deve crescere e fare ancora tanta strada». Senza avere pressioni, aggiunge chi conosce bene la famiglia Chiesa, sempre attenta a non caricare di responsabilità quello che molti ritengono un predestinato, come gli allenatori che lo hanno visto crescere nel corso degli anni. Dai campi della Settignanese a quelli di periferia dove si allenano le giovanili della Fiorentina, per arrivare a Moena. Il piglio è sempre quello del ragazzo sveglio, che ascolta e ‘ruba’ con gli occhi le mosse dei più grandi. Anche di quei campioni che vedeva accanto a papà Enrico.

RACCONTA a Radio Blu Alessandro Francini, istruttore della scuola calcio della Settignanese: «Quando allenavo Federico aveva otto anni, però si vedeva che aveva qualcosa in più. Durante un torneino calciò al volo, gesto quasi innaturale per i bambini della sua età. Gran parte del lavoro poi lo ha fatto la Fiorentina. Io ho solo assecondato la sua passione».

Un predestinato appunto. E in tanti si sono accorti delle qualità, ancora da sviluppare, di Federico. Tra questi Sousa che ha preso tutti in contropiede, promuovendo a pieni il giovane attaccante. Lo aveva promosso anche Stefano Carobbi quando lo allenava, nel 2010, nelle giovanili viola: «Quando ho saputo che avrei dovuto allenare il figlio di Chiesa ero preoccupato – ha detto a Radio Bruno –. Invece non ci sono mai stati problemi. Le sue erano evidenti. Enrico si è comportato nella maniera giusta, facendolo crescere al meglio. Caratteristiche? Saltava l’uomo e andava in porta partendo dall’esterno, e poi sente la porta».