Craig Taborn
Craig Taborn

Firenze, 24 novembre 2018 -  E'uno di quei musicisti di razza che fanno parte della categoria "forza della natura".  Per impeto nel suonare e per la facilità con cui si mameggia lo strumento. Ma questo potrebbe non bastare per un concerto con la C  maiuscola. Ci ha pensato Craig Taborn a mostrare come si fa. Perché oltre alle doti ricordate in precedenza ce ne sono altre, evidenziarte nelll'appuntamento del jazzista americano alla Sala Vanni per A Jazz Supreme del Musicus Concentus. Innanzitutto la creatività, espressa in quattro lunghi brani per piano solo. Quindi la tecnica che lo pone a livelli assoluti di eccellenza. Per Taborn ogni nota ha un senso sia per le dinamiche (piano e forte sono tali come dovrebbero sempre essere), sia che si evidenzi melodia o armonia. E poi il virtuosismo mai fine a se stesso che ha lasciato tutti a bocca aperta.

In pratica ci sono molti momenti che hanno fatto pensare alla musica classica, come il già citato virtuosismo che ha ricordato le composizioni di Liszt o il trattamento contrappuntistico dei temi. Ma compare anche il minimalismo insieme a tracce di bop per non dimenticarci che si parla di jazz. Eppure Taborn fa storia a sé, senza essere ossessionati dai fantasmi del passato (Keith Jarrett innanzitutto) e tenendo sempre viva l'attenzione sul brano e sul suo modo di suonare, con l'ascotatore sempre curioso di sapere in che modo finirà il pezzo. Serate che fanno bene al jazz di oggi dato che mostrano una direzione innovativa, originale e piena di sostanza.