Le dinamiche del lavoro: "Il benessere individuale scelta fondamentale: innalza la produttività"

Veronica Poggi e Francesca Bignami, partner PwC: "Dopo la pandemia si è imposto un ripensamento radicale dei modelli operativi e organizzativi".

Le dinamiche del lavoro: "Il benessere individuale scelta fondamentale: innalza la produttività"

Le dinamiche del lavoro: "Il benessere individuale scelta fondamentale: innalza la produttività"

di Lisa Ciardi

FIRENZE

Un profondo cambiamento valoriale nel mondo del lavoro. È quello certificato dall’aumento delle dimissioni volontarie registrato nel post-pandemia rispetto al 2019: nel primo trimestre del 2022 queste hanno infatti registrato un aumento tendenziale del 50%, a fronte di un aumento tendenziale medio del 9% tra il 2016 e il 2019 (elaborazione Ufficio Studi PwC su dati Inps e Istat). "La pandemia da Covid-19 – spiegano Veronica Poggi e Francesca Bignami, partner di PwC Italia – ha innescato una grande rivoluzione, dapprima portando all’attenzione globale l’importanza del benessere individuale per la riuscita delle organizzazioni, e in seguito accelerando il diffondersi di pratiche e abitudini che hanno radicalmente cambiato la quotidianità lavorativa, imponendo un ripensamento radicale dei modelli operativi e dell’organizzazione del lavoro.

Un’indagine condotta da PwC ha fatto emergere che i fattori più decisivi nella scelta di cambiare lavoro hanno a che fare con il benessere individuale (PwC - Global Workforce Hope and Fears 2022), e il dato trova conferma in tutti i sondaggi con cui gli esperti della gestione del capitale umano hanno indagato le motivazioni alla base delle dimissioni volontarie registrate negli ultimi due anni". D’altronde, il benessere organizzativo non è determinante solo per attrarre, crescere e trattenere le risorse, ma è anche un fattore sempre più decisivo per la competitività del business: istituzioni, investitori e consumatori sono sempre maggiormente attenti a questa dimensione nel valutare l’operato aziendale, ed esiste una correlazione positiva tra il livello di soddisfazione e produttività dei dipendenti.

"Oltre a riposizionare l’attenzione sulla centralità della persona per la riuscita delle organizzazioni – proseguono Poggi e Bignami – la pandemia ha agito anche come propulsore per il cambiamento del paradigma lavorativo, rendendo sempre più comune, libera e preferibile la remotizzazione del lavoro che nei primi mesi del 2020 era stata una misura di emergenza. Le prime riflessioni sulla necessità di elaborare nuovi modelli di organizzazione del lavoro capaci di sfruttare le opportunità di flessibilità offerte dalle tecnologie digitali e abbattere così vincoli di spazio e tempo risalgono già ai primi anni ’70, quando il lavoro da remoto (ovvero senza precisi vincoli di orario o luogo) venne identificato per legge come modalità legittima di esecuzione di lavoro subordinato".

"Se nel 2019 lo smart working riguardava – spiegano – solo 570mila lavoratori (meno del 2% della forza lavoro complessiva), nel 2020 erano 6,5 milioni le persone a lavorare da remoto (circa un terzo della forza lavoro complessiva) e oggi è diventata una realtà stabile per circa 3,6 milioni di persone. Sia la riscoperta centralità del benessere individuale che la progressiva diffusione di forme di lavoro ibrido impongono un profondo ripensamento dei modelli tradizionali di gestione e organizzazione degli spazi in cui le persone operano, vivono, si esprimono e creano. Investire nel benessere dei lavoratori significa quindi investire nel benessere dell’azienda: un buon livello di soddisfazione vale, in media, un aumento della produttività aziendale del 31%, vendite del 37% più elevate e livelli di creatività tre volte superiori".