Tenerezza fra Brio e la compagna Ilaria Senni (foto Fabio Di Pietro)

Siena, 3 luglio 2018 - "La sesta vittoria? Merito di Fabio Miraldi. Più passava il tempo e più ero convinto che avrei vinto. Li vedevo un po’ stanchini gli altri", le parole di Andrea Mari mentre da via del Paradiso si avvia a brindare con i ragazzi del Drago, subito dopo il Te Deum. «Rocco Nice? Un animale bellissimo. Ho avuto anche paura di battere al terzo San Martino, sicché ho sbagliato», racconta a ruota libera, in un caleidoscopio di sentimenti, il fantino mentre in tanti lo abbracciano e si vogliono fare un selfie. «A chi dedico la sesta vittoria? A Miraldi, a Jacopo Gotti, a tutti i ragazzi dello staff del Drago. Al mio babbo, sì, al babbo. Questa è per lui. Ti voglio bene. Quest’anno ci hai fatto tribolare... babbo». E si commuove.

Cosa vuol dire questo 6?

«Ho avuto paura di non riuscire più a vincere, dopo lo scorso anno. E’ stato un momento travagliato, anche nella vita privata. Mi sono visto un po’ perso e mi ci sono messo d’impegno. Ilaria è stata la mia pedina fondamentale. Sì è vero, mi ha preso con i milioni di difetti che ho e anche con qualche pregio».

Come lo rileggi questo Palio?

«Tosto. Mi sono tolto dalla testa tutte le paure. Ho corso alla Mari. Mi sono messo lì, tranquillo. Sereno. Poi avevo una sensazione stranissima. Il cavallo che montavo a momenti mi sembrava un missile, altri che non partisse. Alla fine però avevo grande fiducia in lui».

Ti abbiamo colto in una bellissima fotografia che provavi Rocco Nice nella Pallacorda: perché?

«Per sentire come rientrava dalle prove. Ne hanno sempre parlato malissimo di lui. Non ho mai capito perché».

Un cavallo splendido.

«Occolè 2, la vendetta».

La mossa? Come si fa con le rivali?

«Non ho visto niente, non so cosa è successo. A parte la Tartuca che ha fatto quel lavoro al canape».

Tutto normale?

«Sì, dai. E’ Palio. Renalzos è un cavallo fortissimo, dalle mille aspettative. Poi di rincorsa ha perso un po’ di speranza anche lui. Mannucci si è limitato... a limitare i danni anche perché la rincorsa è penalizzata con questi cavalli».

Tittia nell’Oca quanto ti ha fatto paura?

«Tanto! Lui, Bartoletti, Sanna, Zedde. Mi fanno sempre paura. Anche perché temo che si alleino e che ci sia qualche gioco che mi passa sopra la testa. Alla fine torti non ne farei a nessuno e ho sempre timore che li facciano a me».

Sei fantino del Bruco?

«E’ tanta roba. Ho visto il capitano che aveva una faccia più spiritata della mia, quando sono passato in palco. Penso di averlo reso orgoglioso della scelta che ha fatto».

Il nuovo re della Piazza è Brio?

«No. Ho vinto un grande Palio, importante. Fondamentale per la mia carriera. Ora smetto quando decido io, prima rischiavo che mi facessero smettere. Ora lascio quando mi pare. Avanti a testa bassa, con rispetto di tutti i colleghi che potrebbero vincere. Ho avuto dietro Tittia, Bartoletti, Sanna. Ma Rocco Ro secondo me non andava da nessuna parte. Ci aveva illuso un po’ tutti. Non me ne voglia il proprietario ma l’abbiamo sopravvalutato».

Ora invece quello di Rocco Nice, Massimo Marchetti, che hai reso così felice, non ti mollerà.

«Sai, tanto a me piacciono frutta e la verdura!»

QUOTA SEI VITTORIE - "Sono arrivato a livello di Cispa! Quota sei vittorie", dice sorridente Brio. Ma non ha eguagliato soltanto il fantino scomparso nel 1970. Anche il mitico Tripolino aveva raggiunto quota sei successi, così come Nappa e Bazza. Fino ad arrivare a Checchino, che aveva corso però nel 1700.

Insomma, Andrea Mari detto Brio (41 anni a ottobre) entra nell’olimpo dei grandi fantini del Palio. E lo fa grazie alle persone che gli sono sempre state vicine, indipendentemente dalla Contrada. Fra questi anche Massimo Gasparri che martedì sera Brio ha abbracciato mentre veniva portato in trionfo. A salutarlo anche Franco Ghelardi e Andrea Mori Pometti. Soprattutto la sua famiglia. Il babbo di Andrea Mari, che ha preso parte al brindisi ristretto al Bar ‘Il Masgalano’, davanti a San Domenico. La sua compagna Ilaria Senni che porta in collo la nipotina di Brio.