L’ad di Mps, Mauro Morelli
L’ad di Mps, Mauro Morelli

Siena, 23 dicembre 2016 - Il decreto salva-banche è realtà. Il consiglio dei ministri, riunitosi nella tarda serata di ieri per un’ora (il summit è iniziato alle 23.40), ha dato l’ok all’ombrello da 20 miliardi per le banche in crisi. Non solo Mps, ma gli anelli più deboli del sistema, come ad esempio gli istituti veneti, Carige e i quattro nati dalle ceneri di Etruria, Marche, Carife e Carichieti. Lo ha fatto nel giorno della sconfitta di Montepaschi, i cui vertici si sono arresi all’impossibilità di varare l’aumento di capitale da 5 miliardi con investitori privati. «Credo che questa rappresenti una giornata importante, di svolta per Mps – ha detto all’uscita della riunione dei ministri, il premier Paolo Gentiloni –, di rassicurazione per i suoi risparmiatori e per il suo futuro». 

Si apre così la strada alla «banca pubblica», prototipo archiviato da almeno un ventennio e tornato improvvisamente di moda. Non è bastata la conversione di 2 miliardi e 451 milioni di bond subordinati in azioni da parte degli investitori retail. Tantissimi, ma non sufficienti a salvare il piano di ricapitalizzazione sul mercato, che necessitava di 5 miliardi. La parola fine è arrivata dal cda riunito a Milano, dopo che il titolo aveva chiuso a -7,48% a Piazza Affari. Oggi Consob ha deciso di sospendere gli scambi su tutti i titoli dell’istituto. «Una decisione assolutamente normale», l’ha definita il ministro Pier Carlo Padoan. Che sottolinea: ci sarà un meccanismo di tutela degli obbligazionisti subordinati di Mps al 100%, a cui saranno assegnate prima azioni e poi obbligazioni ordinarie. «Così la tutela dei risparmiatori è completa», aggiunge Padoan. Si chiude così la controversa avventura senese iniziata a giugno, con la lettera intimidatoria della Bce sulla «dismissione dei 27 miliardi di crediti deteriorati». E che, in sei mesi, non ha risparmiato nulla, tra alti dirigenti defenestrati – Fabrizio Viola e Massimo Tononi –, investitori evaporati all’improvviso, potentissimi advisor da oltreoceano. L’operazione è stata tenuta a galla fino all’ultimo istante utile con l’ostinazione di un accanimento terapeutico. Morelli ha seguito tutto con estenuante pignoleria, anche per tutelare se stesso e soci da possibili controversie giudiziarie. 

Nei fatti è stato il mercato – «assenza di fondi istituzionali disposti a partecipare» – a decretare l’insuccesso di un’operazione squisitamente politica. Con la strada dell’aumento di capitale tracciata fin dall’estate dall’allora governo Renzi, garante – non è chiaro a quali condizioni – dei tasselli principali del piano. Dall’intervento del Qatar, che aveva promesso un miliardo ma che ha fatto perdere le sue tracce, al ruolo di Jp Morgan. A parziale consolazione, il fatto che il maxi compenso da 500 milioni per la banca d’affari era subordinato al successo dell’operazione. E quindi sarà sospeso.

Tutta acqua passata, in ogni caso. Il futuro prevede un altro tour de force per iniettare liquidità nella banca entro la fine dell’anno. Secondo le normative europee, la ricapitalizzazione preventiva – che dovrà comunque incontrare l’ok dell’Ue – non si potrà attivare senza il burden sharing. In pratica, il peso del risanamento verrà condiviso dallo Stato con obbligazionisti e azionisti. Non è chiaro a quali condizioni. Ma potrebbero essere svantaggiose per i possessori dei bond subordinati, i più a esposti in questa partita. Il tutto sarà a tempo. L’intervento pubblico nel capitale dovrà durare al massimo 18 mesi, secondo la normativa Ue. Ma su questo limite, sembra, è già in corso un braccio di ferro. L’ennesimo, tra Roma e Bruxelles. 

AGGIORNAMENTO - Nel cuore della notte Monte dei Paschi ha deliberato di presentare un'istanza di sostegno finanziario straordinario e temporaneo che consenta alla banca di accedere alla misura della ricapitalizzazione precauzionale ai sensi della direttiva comunitaria sul salvataggio bancario (Brrd). Lo annuncia l'istituto in una nota.