A scuola cinque giorni dal 2015 (foto d'archivio)
A scuola cinque giorni dal 2015 (foto d'archivio)


Siena, 11 luglio 2014 - UN TESTA a testa. Alla fine hanno vinto i «sì» (53,61%) al sabato senza scuola per i ragazzi delle Medie senesi. Ma la forbice è risultata così stretta (46,38% i «no») e le perplessità, soprattutto organizzative, talmente rilevanti da indurre il Comune a far slittare l’operazione di spending review all’anno 2015. Sarebbe stato un bel risparmio per le casse sempre a secco di palazzo pubblico l’eliminazione delle spese di trasporto scolastico il sabato concentrando l’attività didattica dal lunedì al venerdì (ore 8,25-13.55) con un rientro pomeridiano, fino alle 16,30. Cifre alla mano, si parla di circa 50mila euro «a cui vanno aggiunti quelli, ancora da stimare con esattezza, relativi all’uso dell’elettricità, del riscaldamento e di altre utenze che verrebbe smorzato passando da sei a cinque giorni di scuola», aggiunge l’assessore all’istruzione di Siena Tiziana Tarquini.


E’ stato il questionario da lei veicolato alle famiglie di ben 1356 alunni (1164 hanno risposto) ad accendere la miccia (anche della polemica e dei dubbi) nelle scuole medie cittadine. Ad innescare lettere firmate dal collegio dei docenti dove, tra l’altro, si fa presente che una rivoluzione di questo tipo incide sull’orario di lavoro degli insegnanti i quali certo non afferisce al Comune. Insomma, se un ‘prof’ ha una cattedra di 18 ore queste devono restare. E se si fanno ore di 50 minuti, anziché di 60, va comunque previsto un recupero. «L’aspetto è emerso nel corso della valutazione svolta insieme ai colleghi degli altri istituti comprensivi una volta tirate le fila del sondaggio — conferma Giuseppa Napoli, dirigente scolastico della «Mattioli» —, così come l’ipotesi del rientro. Occorre omogeneità, ossia che in tutte le scuole avvenga lo stesso giorno anche perchè le società sportive a cui afferiscono molti giovani promesse sarebbero in difficoltà». C’è poi il nodo della mensa. «Dovrebbero portare un panino a scuola e mangiarlo, in alcuni casi, in classe perchè manca la mensa», riconosce l’assessore Tarquini. Che ha ricevuto genitori perplessi (c’è chi nei questionari ha aggiunto a penna che preferisce avere la possibilità di gestire autonomamente il pomeriggio del figlio) e insegnanti altrettanto dubbiosi.

Ma non si è persa d’animo. «Siamo arrivati alla conclusione — spiega infatti Napoli — di trovarci prima della campanella di settembre per formare gruppi di lavoro sullo stile di quelli già attivati autonomamente alla ‘Tozzi’. Una sorta di comitato di genitori-docenti che valuti la questione e, operativamente, dia indicazioni». «Meglio se poi vengono condivise fra tutte le scuole chiamate a cogliere l’occasione anche per una riforma della didattica», si inserisce Tarquini. «Anche perché siamo convinti — conclude Napoli — che se sperimentazione deve essere, questa va fatta partire contemporaneamente in tutte le medie cittadine».

Dunque, nessun ‘no’ pregiudiziale ma c’è da lavorare (molto) per abbattere le barriere. Mentali, fisiche e anche didattiche.