di Laura Valdesi "Eravamo convinti della bontà del nostro operato. La causa scatenante del crollo di una branca della Quercia delle Checche, nel 2017, è stata un fulmine e non una negligenza dell’amministrazione comunale". Così l’ex sindaco di Pienza Fabrizio Fè che è stato assolto ieri con formula piena, "perché il fatto non sussiste", dal giudice Simone Spina. Era accusato, insieme al tecnico del Comune Riccardo Fè, di deturpazione di bellezze naturali. Il pm aveva chiesto la condanna al pagamento di 3mila euro. A cui si era unito anche il legale della parte civile...

di Laura Valdesi

"Eravamo convinti della bontà del nostro operato. La causa scatenante del crollo di una branca della Quercia delle Checche, nel 2017, è stata un fulmine e non una negligenza dell’amministrazione comunale". Così l’ex sindaco di Pienza Fabrizio Fè che è stato assolto ieri con formula piena, "perché il fatto non sussiste", dal giudice Simone Spina. Era accusato, insieme al tecnico del Comune Riccardo Fè, di deturpazione di bellezze naturali. Il pm aveva chiesto la condanna al pagamento di 3mila euro. A cui si era unito anche il legale della parte civile (Italia nostra) Catia Buiarelli sostenendo tra l’altro che poteva essere curata la pianta diventata primo monumento verde d’Italia grazie all’impegno del comitato spontaneo sorto per tutelare e valorizzare la splendida quercia. "La Matriarca della Val d’Orcia", come l’ha definita Simonetta Innocenti, anima del gruppo che era subito sceso in campo per salvarla.

Secondo quanto emerso anche nel corso del dibattimento, è una pianta storica. Secolare. Avrà fra i 350 e i 400 anni di vita con perimetro del tronco di oltre 4,5 metri, altezza di 22 e altrettanti di ampiezza della chioma. E’ ormai diventata luogo di attrazione turistica, anche di recente in occasione delle giornate del Fai. Facile trovare turisti sotto le sue enormi braccia, tanti i bigliettini che vengono lasciati nella bacheca, i bambini delle scuole (prima del lockdown) andavano a vedere il monumento verde. Che durante la seconda guerra mondiale, si dice, era stato scelto come riparo per le munizioni dei partigiani.

Il processo ha ripercorso la storia della Matriarca della Val d’Orcia accennando a quando fu oggetto, nel 2014, di un atto vandalico venendo, secondo quanto emerso, scalata’ da vandali. Fino al crollo della enorme branca avvenuto il 2 agosto 2017, al centro della vicenda giudiziaria conclusasi ieri. Da allora, nonostante le tutele, come ha evidenziato l’avvocato Buiarelli, non ha più la stessa bellezza. "Il fulmine colpì la quercia qualche giorno prima del crollo – ha sottolineato in aula il difensore degli imputati, Francesca Paladini – , ci fu anche un tecnico incaricato dal Comune che fece delle foto. Di fatto, il fulmine seccò il ramo che dopo qualche giorno cedette. Di qui l’assoluta mancanza di responsabilità da parte dei miei assistiti". Di più. La cosa non si sarebbe potuta evitare, a suo dire, neppure qualora si fossero apposti sostegni di cui non era pacifica neppure l’utilità. "Prendemmo subito a cuore le sorti della pianta e vennero effettuati gli interventi concordati – aggiunge a sentenza pronunciata l’ex sindaco Fè –; intervenimmo con somma urgenza per il ripristino della viabilità in sicurezza sulla Provinciale e, dopo un progetto, in accordo con la Soprintendenza, abbiamo sistemato i sostegni che tuttora la sorreggono". Il giudice Spina depositerà le motivazioni dell’assoluzione fra 75 giorni.