Prove di nuovo Pd. La sfida di Sarracino: "Mai più un partito malato di potere"

Il commissario dell’Unione comunale dopo l’incontro con gli iscritti "Serve un’opposizione più forte, parlerò con i civici. Non riconoscere il mio ruolo vuol dire non riconoscere il partito regionale e nazionale".

Prove di nuovo Pd. La sfida di Sarracino: "Mai più un partito  malato di potere"

Prove di nuovo Pd. La sfida di Sarracino: "Mai più un partito malato di potere"

Marco Sarracino, commissario dell’Unione comunale Pd: che impressione ha avuto dall’incontro con gli iscritti?

"Sono molto contento di come sia andata. Ho capito che c’era la necessità di ritrovarsi e confrontarsi su quello che è successo. Credo fortemente in un partito che sappia ascoltarsi. A Siena forse questo è successo troppo poco".

Lei ha parlato di un impegno a doppio binario, locale e nazionale: cosa si aspetta?

"Un partito che coniughi la battaglia politica in questa città e in questo territorio con quella sui grandi temi, dal lavoro alle questioni estere. Le elezioni europee saranno un’occasione in più per realizzare iniziative e coinvolgere gli iscritti".

E sul fronte locale?

"L’interrogazione sul Biotecnopolo, vicenda che interessa tutto il Paese, è un primo esempio. Poi credo a una mobilitazione per le infrastrutture e a un impegno per i giovani unito alla cultura. Qui ci sono due Università, la sfida è far restare a Siena chi viene per studiare, approfittando della grande opportunità della transizione digitale. E le Università in questo sono cruciali".

Però il Pd senese prima deve risolvere i propri problemi interni, non crede?

"La sfida è soprattutto sull’esterno, la città deve tornare a fidarsi del Pd. Se continuiamo a fare una discussione tutta volta all’interno, non abbiamo capito cosa è successo in questi anni".

E cosa è successo, secondo lei?

"Questo era un partito che aveva un rapporto malato con il potere, ma nel momento in cui il potere non c’è stato più è rimasto a discutere solo di logiche interne. Intendiamoci: non demonizzo il potere, ma deve essere un mezzo per cambiare Siena e l’Italia, non il fine da raggiungere ad ogni costo".

C’è chi non lo ha capito?

"Il punto non è questo, per me la priorità è il legame che va ritrovato con la città. E sia chiaro che il mio avversario politico non sarà mai nel Pd, ma la destra a Siena e a livello nazionale".

Negli interventi di venerdì c’è chi ha chiesto anche parole chiare sulle vicende di Banca Mps. Cosa ne pensa?

"Anche su quello siamo pronti a fare un’operazione verità. Agiremo sulla nostra quota di responsabilità, ma diciamo fin da subito che le responsabilità sono diffuse".

Ma lei a cosa spera di arrivare?

"Costruire un gruppo dirigente che dica cose giuste e che contemporaneamente sia finalmente credibile. Per questo servono volti nuovi, che non significa necessariamente giovani, ma persone capaci di fare battaglia politica. Alcuni mi aiuteranno molto presto in un gruppo di lavoro che mi affiancherà. L’obiettivo, ovvio, è riportare le persone a votare Pd".

C’è chi, per ora, non riconosce il commissariamento. Qual è la sua rezione?

"Nell’eventualità che qualcuno non riconosca il commissario, vuol dire che non riconosce il partito regionale e nazionale. Faremo opposizione anche per loro".

Come valuta l’azione del Pd dopo la sconfitta di maggio?

"Credo vada organizzata un’opposizione più forte in consiglio comunale. Mi ha colpito molto l’elevato numero di liste civiche presenti alle elezioni. Se il Pd vuole ricostruire l’opposizione, deve avviare un confronto non solo con le forze politiche di area, ma anche con il mondo del civismo. Ed è quello che farò nelle prossime settimane".

Ha già detto che non ha un orizzonte temporale. Conferma?

"Una delle cose di cui sono rimasto contento all’assemblea è che nessuno mi ha chiesto quanto tempo resterò... Confermo".