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3 ago 2022
3 ago 2022

La burocrazia ci mette lo zampino L’arte non va più oltre confine

’Sospeso’ da due anni l’ufficio esportazioni in Soprintendenza. Attesa di tre mesi per spedire. un quadro venduto all’estero

3 ago 2022
L’arte senese contemporanea non va oltre i confini nazionali a causa della burocrazia
L’arte senese contemporanea non va oltre i confini nazionali a causa della burocrazia
L’arte senese contemporanea non va oltre i confini nazionali a causa della burocrazia
L’arte senese contemporanea non va oltre i confini nazionali a causa della burocrazia
L’arte senese contemporanea non va oltre i confini nazionali a causa della burocrazia
L’arte senese contemporanea non va oltre i confini nazionali a causa della burocrazia

L’arte senese contemporanea non va oltre i confini nazionali: non è una questione di gusto nè di valore, ma di burocrazia e di organi periferici dello Stato che con organici minimi non riescono ad assolvere a disposizioni ministeriali, nate per tutelare quel patrimonio artistico che oggi invece si ritrovano a ’fermare’. Su segnalazione di chi fa commercio d’arte – gallerie, attività di artigianato, laboratori d’arte – veniamo a sapere che per esportare il tipico acquarello o quadro con paesaggio senese, ma anche il piatto o l’anfora di ceramica, il disegno d’autore e l’opera dell’artista contemporaneo, tutti prodotti dopo il 1970, occorre un’autocertificazione del venditore ’vidimata’, vale a dire autorizzata, dalla Soprintendenza ai Beni artistici. Ovvero il gallerista, negoziante o artista, deve consegnare all’acquirente o spedire all’estero via corriere l’opera accompagnata dalla documentazione che ne comprova l’origine, il valore, la datazione, ’traccia’ insomma il prodotto artistico. La legge ministeriale è nata per tutelare l’opera storica nei suoi spostamenti, da distinguere appunto da ciò che è più recente.

Una città d’arte come Siena è piena di gallerie e laboratori artistici, frequentatissimi dai turisti, ma da due anni la Soprintendenza di Siena, Arezzo e Grosseto non ha più l’ufficio esportazioni e i galleristi senesi - ma il problema è in tutta la Toscana - devono mandare le autocertificazioni delle opere vendute alla Soprintendenza di Firenze (o di Perugia) per la vidimazione. Una pratica per cui l’ente fiorentino si prende una quarantina di giorni, dopodichè il documento deve andare alla firma del funzionario statale e infine è riconsegnato al venditore che può finalmente autorizzare la spedizione fuori Italia. Oggi l’attesa per questa procedura è di 23 mesi, se va bene. Sempre che il compratore non si stanchi prima e desista dall’acquisto. E’ la storia di un ’affare’ mancato e di migliaia di pacchi fermi in deposito presso i corrieri, anche questi pagati solo a spedizione effettuata.

Il tutto è confermato dalla Soprintendenza senese che fino a due anni fa aveva 5 storici dell’arte, andati in pensione: oggi in via di Città resta un solo funzionario che prioritariamente deve occuparsi di ristrutturazioni, vincoli artistici degli immobili, musei. E l’Ufficio esportazioni è ’sospeso’, in attesa di incremento del personale, con concorso pubblico. Del resto l’Ufficio esportazioni, in un territorio pieno di gallerie e attività artigianali, comporta una mole di documenti e lavoro enorme, insostenibile per un organo periferico del Ministero dei Beni culturali con personale ridotto ai minimi storici. Il problema è oggi senese ma anche toscano e di un Paese, l’Italia, che potrebbe esportare arte nel mondo e invece non investe in cultura.

Paola Tomassoni

© Riproduzione riservata

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