La denuncia è arrivata sul tavolo della polizia postale di Siena giovedì. E subito i poliziotti che sanno penetrare i segreti del web e dei criminali della rete hanno iniziato a dare la caccia agli hacker che hanno attaccato l’azienda di Casole, Pramac, nota in tutto il mondo. Chiedendo, come avvenuto anche per la Trigano, sempre in Valdelsa, un riscatto. In nessuno dei due casi è ovviamente stato pagato anche perché la task force interna è riuscita a risolvere la situazione....

La denuncia è arrivata sul tavolo della polizia postale di Siena giovedì. E subito i poliziotti che sanno penetrare i segreti del web e dei criminali della rete hanno iniziato a dare la caccia agli hacker che hanno attaccato l’azienda di Casole, Pramac, nota in tutto il mondo. Chiedendo, come avvenuto anche per la Trigano, sempre in Valdelsa, un riscatto. In nessuno dei due casi è ovviamente stato pagato anche perché la task force interna è riuscita a risolvere la situazione. Ma era giusto denunciare. Così si può capire anche chi ha messo gli occhi sulle imprese della nostra provincia, a maggior ragione in un periodo nel quale non solo la produzione ma anche le comunicazioni e gli affari avvengono via mail e attraverso riunioni sulle varie piattaforme.

L’attacco sarebbe arrivato, secondo i primi accertamenti, attraverso un cryptolocker, il famigerato ransomware che si sarebbe presentato in una nuova variante. Un malware che, per intendersi, prende in ostaggio il computer fino a quando l’utente paga un determinato importo in denaro, così da ricevere istruzioni specifiche per sbloccarlo. Cryptolocker, una volta eseguito, riesce ad infettare qualsiasi sistema Windows, criptando quasi immediatamente tutti i dati presenti sul disco rigido e richiedendo poi un pagamento all’utente. A volte il danno è ingente, dipende da quanto è strutturata e protetta un’azienda. Nel caso della Pramac, per esempio, avendo il back up dei dati, il danno è alla fine risultato esiguo. Tuttavia le vicende di questi due colossi imprenditoriali della nostra provincia possono servire a far alzare la guardia a chi ha meno ‘barriere’. "Importante l’immediata denuncia – spiegava dopo il caso Trigano la dirigente del Compartimento Polizia postale e delle Comunicazioni per la Toscana Alessandra Belardini – perché non segnalarlo non diminuisce certo il danno per l’impresa ma, anzi, evita che altre aziende del medesimo target ne subiscano uno identico".

Per quanto riguarda l’attività della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Siena, nel corso del 2020 sono state denunciate 25 persone, 5 delle quali straniere. La sezione ha messo in campo 65 pattuglie per le attività di specialità, ricevendo 152 denunce totali, tra reati informatici e pedopornografia. Di queste 51 sono state ricevute per truffa, 56 per frode informatica, 18 per accesso abusivo a sistema informatico e 3 per rilevamento e diffusione di malware.

Laura Valdesi