Amadori resiste al tavolo: "Disponibili al confronto"

La posizione del gruppo: "Sorpresi dalle reazioni di sindacati e Regione"

Amadori resiste al tavolo: "Disponibili al confronto"

Amadori resiste al tavolo: "Disponibili al confronto"

"Siamo rimasti sorpresi dal tono con cui le organizzazioni sindacali e la Regione hanno descritto gli esiti dell’incontro istituzionale a Firenze. Per noi il tavolo resta aperto e siamo tuttora disponibili alla discussione". Esprime questa posizione il Gruppo Amadori, da noi interpellato. "Noi abbiamo partecipato al tavolo così come avevamo comunicato ai sindacati. In questi mesi non siamo rimasti silenti - si spiega dal Gruppo industriale romagnolo - e abbiamo espresso le difficoltà che riguardano il settore in generale. Il tavolo e la disponibilità restano. Per questo esprimiamo stupore per i toni".

Nessuna chiusura, dunque, in un quadro così complicato? "Abbiamo rappresentato i problemi sul mercato e vogliamo trovare una soluzione. Confermiamo la disponibilità al confronto per una azienda che ha oltre 9mila addetti in tutta Italia, quindici sedi produttive in più regioni, non solo in Romagna, anche in Abruzzo, Molise, Veneto, Lombardia. Quasi 800 gli allevamenti in Italia e anche in Toscana l’azienda è attenta e responsabile". Una vicenda che a Monteriggioni era iniziata almeno due mesi or sono, con la richiesta di chiarezza in merito al loro futuro occupazionale da parte dei lavoratori. Il 3 maggio lo sciopero con presidio di lavoratori e sindacati nel piazzale di Avi.Coop, presenti anche il sindaco di Monteriggioni Andrea Frosini e il presidente della Provincia di Siena, David Bussagli. Poi la disponibilità dell’azienda di partecipare al tavolo e gli esiti dell’altro ieri.

"L’azienda è stupita? Noi lo siamo - afferma Antonella Campione di Flai Cgil - visto che alle proposte di istituzioni e sindacati è arrivata alla Regione la risposta via mail dell’azienda con l’annuncio della chiusura del sito di Monteriggioni. Alla richiesta di mantenere i livelli salariali e occupazionali attuali a piena produzione, per il tempo necessario a individuare un percorso di riqualificazione, l’azienda ha risposto offrendo 14 giornate pagate nel come anticipo su luglio. Un’elemosina inaccettabile".

Paolo Bartalini